Gaeta 1860-1861: i Bersaglieri sul colle dei Cappuccini e la fine dell’assedio
Quattro battaglioni bersaglieri figurano nell’esercito assediante. Il loro intervento del 28 novembre si inserisce nella lunga resistenza di Gaeta, conclusa nel febbraio 1861.
Nella vicenda dell’assedio di Gaeta, i Bersaglieri compaiono soprattutto nel combattimento del 28 novembre 1860 sul colle dei Cappuccini. La fonte consultata ne documenta inoltre la presenza nell’esercito sabaudo attraverso quattro battaglioni. Sono elementi precisi, ma circoscritti: consentono di raccontare il loro contributo senza attribuire ai reparti azioni che la narrazione non descrive.
L’assedio viene collocato fra il 5 novembre 1860 e il 13 febbraio 1861. Fu uno degli episodi conclusivi della conquista del Mezzogiorno durante il Risorgimento. La resa della città, insieme agli eventi di Messina e Civitella del Tronto, contribuì al percorso che portò alla proclamazione del Regno d’Italia.
Da Napoli alla difesa di Gaeta
Francesco II lasciò Napoli la sera del 6 settembre 1860, imbarcandosi sul Messaggero con Maria Sofia e il seguito. La scelta rispondeva a due esigenze: evitare alla capitale le distruzioni della guerra e concentrare la difesa lungo il Volturno e il Garigliano, facendo affidamento sulle fortezze di Capua e Gaeta.
I sovrani raggiunsero Gaeta il mattino seguente. Gran parte della marina borbonica non aveva seguito il re, nonostante gli ordini ricevuti. Nello stesso giorno Garibaldi entrò a Napoli, dove i reparti borbonici ancora presenti non opposero resistenza.
Dopo gli scontri del Volturno e l’avanzata dell’esercito sabaudo, Gaeta divenne il luogo dell’ultima resistenza di Francesco II. L’incontro di Teano del 26 ottobre segnò il passaggio dell’iniziativa militare nelle mani dell’esercito di Vittorio Emanuele II.
La piazzaforte disponeva di circa 300 cannoni, ma soltanto quattro erano rigati. Le munizioni per l’artiglieria scarseggiavano, mentre quelle per i fucili erano abbondanti. Mancavano anche viveri e foraggio sufficienti. Camminamenti e casematte, privi di blindature, restavano esposti al tiro avversario. I moderni cannoni rigati degli assedianti mostrarono quanto fossero ormai vulnerabili le fortificazioni costruite fuori terra.
Quattro battaglioni bersaglieri nell’armata di Cialdini
L’ordine di battaglia del 4 novembre colloca i Bersaglieri nel IV Corpo comandato da Enrico Cialdini. Alla 4ª Divisione appartenevano il 6º Battaglione, guidato dal maggiore Radicati di Passerano, e il 7º, agli ordini del maggiore Negri. Nella 7ª Divisione figuravano invece l’11º Battaglione del maggiore Lanzavecchia di Buri e il 12º del maggiore Ferrari.
Questo elenco identifica i reparti e i loro comandanti. Non precisa però quale battaglione abbia partecipato alle singole fasi dello scontro sui Cappuccini. È quindi necessario distinguere la presenza documentata nell’armata dall’attribuzione di una specifica azione.
Il 4 novembre gli assedianti conquistarono Mola di Gaeta. Il giorno successivo Cialdini sistemò un avamposto presso la Cappella di Conca. Fra i suoi collaboratori vi era Giacomo Guarinelli, maggiore del Genio passato dall’esercito borbonico a quello sardo-piemontese, che conosceva bene le difese della città.
La cronologia distingue diversi momenti: l’11 novembre cominciarono le ostilità terrestri, mentre il 13 viene indicato come avvio dell’assedio vero e proprio. La data generale del 5 novembre comprende dunque anche la fase iniziale dello schieramento.
Il 28 novembre: arretramento e contrattacco
Il principale episodio che vede direttamente impegnati i Bersaglieri avvenne il 28 novembre. Ferdinando Beneventano del Bosco condusse 400 soldati borbonici fuori dalla piazzaforte, attaccando sul colle dei Cappuccini. La sortita riuscì inizialmente ad allontanare i bersaglieri che occupavano la posizione.
Il successo costò però numerose vite, fra le quali quella del tenente colonnello Migy, e non permise di raggiungere tutti gli obiettivi. Un gruppo di legittimisti francesi, comandato dal conte de Christen e dal visconte Maricourt, aveva infatti ricevuto il compito di incendiare il borgo.
Fu in questa fase che i Bersaglieri contrattaccarono alla baionetta. I francesi vennero respinti e inseguiti fino alle mura della fortezza. Qui il fuoco delle batterie borboniche obbligò gli inseguitori a fermarsi. Il risultato fu quindi duplice: i borbonici ottennero un vantaggio sul colle, ma il tentativo di appiccare l’incendio fallì.
Secondo il racconto, Francesco II aveva preferito un’azione terrestre al bombardamento per evitare che fosse colpita una chiesa del borgo alla quale era particolarmente devoto. L’episodio mostra il ruolo dei Bersaglieri in un combattimento ravvicinato, entro un assedio che sarebbe stato segnato soprattutto dalle artiglierie.
Malattie, blocco navale e capitolazione
All’inizio di dicembre il tifo petecchiale si diffuse fra militari e civili. Dal 15 dicembre i bombardamenti divennero più pesanti e investirono anche abitazioni, ospedali e chiese. Alla distruzione provocata dai colpi si aggiungevano così la malattia e le difficoltà di approvvigionamento.
La partenza delle navi francesi, il 19 gennaio 1861, aprì la strada al blocco navale sabaudo, iniziato il giorno seguente. Dal 22 gennaio anche la flotta partecipò ai bombardamenti. La difesa rispose con le proprie batterie, riuscendo a danneggiare alcune unità avversarie.
Il 5 febbraio esplose il deposito della batteria Sant’Antonio. Nelle difese si aprì uno squarcio di circa 30-40 metri; morirono 316 artiglieri napoletani e 100 civili. Fra gli assediati nacque il sospetto di un sabotaggio, ma il testo considera più probabile un colpo fortunato dell’artiglieria piemontese, aiutata dalla disponibilità delle mappe.
L’11 febbraio Francesco II autorizzò le trattative. Il bombardamento proseguì durante i negoziati e cessò il 13 febbraio, alle 18:15, dopo la firma della capitolazione. Alla guarnigione fu riconosciuto l’onore delle armi. Il giorno successivo i sovrani partirono sulla Mouette diretti a Roma.
Il bilancio ufficiale registra 46 morti e 321 feriti piemontesi; per i borbonici, 826 morti, 569 feriti e 200 dispersi. Manca invece una registrazione ufficiale complessiva delle perdite civili. Entro questo quadro, il contributo documentato dei Bersaglieri resta quello dei quattro battaglioni presenti e del contrattacco del 28 novembre, senza ulteriori attribuzioni non sostenute dal racconto.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
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