Volturno 1860: i Bersaglieri tra Castel Morrone, Monte Caro e Caserta
Nel confronto sul Volturno, i reparti bersaglieri compaiono in tre momenti cruciali: la perdita di Castel Morrone, la ripresa del Monte Caro e la resa borbonica presso Caserta.
Una battaglia combattuta su più fronti
La battaglia del Volturno non fu un unico scontro. Il nome raccoglie i combattimenti avvenuti dal 26 settembre al 2 ottobre 1860 fra l’esercito borbonico e i volontari guidati da Giuseppe Garibaldi. Il teatro delle operazioni si estendeva nell’attuale provincia di Caserta, entro un’area compresa approssimativamente fra Capua, Caiazzo e Maddaloni. Era una fase decisiva della spedizione dei Mille.
Per i Bersaglieri, il racconto comprende episodi molto diversi: la distruzione del reparto comandato da Pilade Bronzetti, l’intervento dei battaglioni Menotti e Taddei e il contributo dei volontari piemontesi del maggiore Soldo. La fonte consultata permette di seguirne le azioni essenziali, ma non offre una descrizione dettagliata della composizione o delle perdite di ciascun reparto. È dunque importante distinguere quanto viene riferito, senza attribuire loro operazioni non documentate.
Francesco II cercava di arrestare l’avanzata garibaldina e recuperare il controllo del regno. L’offensiva doveva aprire la strada verso Caserta e poi Napoli. Il suo fallimento indusse invece i comandanti borbonici a rinunciare a ulteriori avanzate e a ripiegare.
Forze e piani: il problema dei collegamenti
I documenti ricordati nel testo attribuiscono ai borbonici circa 40.000 uomini distribuiti fra Capua, Gaeta e il Volturno. Alla battaglia ne furono però destinati circa 25.000, con 42 cannoni da campagna. Fra loro figuravano 8.000 mercenari svizzeri e bavaresi. Per lo schieramento garibaldino, la stima condivisa dalla maggior parte degli storici è di circa 24.300 uomini, sostenuti da 24 pezzi d’artiglieria.
La superiorità borbonica nei mezzi non cancellava le debolezze interne. Molti coscritti avevano scarsa esperienza di guerra, mentre fra soldati e ufficiali mancava la fiducia. Nell’esercito di Garibaldi, invece, numerosi volontari avevano già combattuto nelle prime due guerre d’indipendenza. Erano presenti anche reparti piemontesi e formazioni straniere.
Il progetto offensivo, preparato da Le Moriciere su richiesta del re, venne affidato a Giosuè Ritucci. Questi lo accettò pur avendo espresso critiche. Gli attacchi dovevano investire Santa Maria Capua Vetere e Sant’Angelo in Formis, mentre altre forze avrebbero aggirato i monti Tifatini, raggiungendo i Ponti della Valle e le alture di Caserta Vecchia.
La difficoltà principale era la distanza: fra le estremità dello schieramento sarebbero rimasti circa 60 chilometri. Comunicazioni e soccorsi reciproci risultavano quindi difficili. Garibaldi disponeva invece di reparti più vicini e di una consistente riserva a Caserta, sotto Stefano Turr, da impiegare nei settori minacciati.
Castel Morrone: la fine del reparto di Bronzetti
Dopo il successo borbonico di Caiazzo e gli scontri degli ultimi giorni di settembre, il 1º ottobre Ritucci avviò l’attacco principale. Le divisioni Ribera e Tabacchi mossero contro il centro avversario. I garibaldini difendevano un fronte lungo venti chilometri, necessario per proteggere i collegamenti con Napoli e Caserta.
A occidente, l’urto borbonico provocò inizialmente una ritirata. Garibaldi intervenne con una compagnia e con gli uomini di Giacomo Medici, riuscendo a ristabilire la situazione. Anche Santa Maria Capua Vetere fu teatro di combattimenti duri. Il generale Milbitz rimase ferito e il comando della brigata passò a Enrico Fardella. Dalla riserva arrivarono rinforzi, fra cui la cavalleria ungherese e la brigata Eber.
Contemporaneamente si combatteva sulle alture orientali. A Castel Morrone morì Pilade Bronzetti, che guidava il 1º Battaglione Bersaglieri. Il reparto venne distrutto. È questa la notizia centrale fornita dal testo su quell’episodio: non vengono precisati né il numero dei suoi uomini né le singole fasi della resistenza. Il suo esito va quindi ricordato senza aggiungere particolari sulle modalità del combattimento.
Alle 18, nel settore occidentale, i borbonici dovettero arretrare. La continuità delle posizioni garibaldine fra Santa Maria Capua Vetere e Sant’Angelo in Formis era stata recuperata. A est, tuttavia, lo scontro aveva ancora sviluppi importanti.
Monte Caro e Caserta: gli altri interventi bersaglieri
Lungo la strada per Maddaloni, presso i Ponti della Valle, la difesa era affidata a Nino Bixio. Il 1º ottobre le sue truppe affrontarono la brigata estera di von Mechel. La pressione dei reparti borbonici, svizzeri e bavaresi costrinse Bixio a ritirarsi oltre il Monte Caro, subendo perdite pesanti.
In serata intervenne il colonnello Dezza. Con i battaglioni Bersaglieri Menotti e il battaglione Bersaglieri Taddei riprese il Monte Caro. Von Mechel fu così costretto a ritirarsi verso nord, oltre Dugenta. In questo settore, dunque, il testo assegna esplicitamente ai reparti bersaglieri una parte nella riconquista della posizione.
Il ripiegamento lasciò isolata nei pressi di Caserta la colonna del colonnello Perrone, composta da circa tremila uomini. La mattina del 2 ottobre i garibaldini la attaccarono da direzioni opposte. All’azione contribuirono anche volontari appartenenti al 1º Battaglione Bersaglieri piemontesi, guidato dal maggiore Soldo. Investiti davanti e alle spalle, i borbonici si arresero.
L’esito militare e la ritirata a Gaeta
La vittoria garibaldina derivò anche dalla mancata collaborazione fra le colonne avversarie. Il testo richiama le esitazioni dei comandi borbonici, la dispersione delle forze e gli errori dei subordinati. Ritucci rinunciò a riprendere l’offensiva e ripiegò verso Capua, lasciando il campo a Garibaldi.
Le perdite furono gravi: circa 306 morti, 1.328 feriti e 389 prigionieri fra i garibaldini; 308 morti, 820 feriti e 3.063 prigionieri fra i borbonici. Per Francesco II svanì il tentativo di riconquistare il regno. Ritiratosi a Gaeta, attese un aiuto internazionale che non arrivò. Dopo cinque mesi di assedio piemontese, si arrese il 13 febbraio 1861.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
Commenti
Caricamento dei commenti…
Per commentare deve accedere o iscriversi.
