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Piume Baciatemi

Goito, 30 maggio 1848: i Bersaglieri negli avamposti e la vittoria piemontese

San Martino della Battaglia ( Italy ). Tower ( 1880 ) - Fresco showing the battle of Goito ( 1848 ) by Veronese di Stefano - detail.
San Martino della Battaglia ( Italy ). Tower ( 1880 ) - Fresco showing the battle of Goito ( 1848 ) by Veronese di Stefano - detail.. Autore: Wolfgang Sauber — licenza CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons.Foto: Wolfgang Sauber · Wikimedia Commons · CC BY-SA 3.0 · fonte

A Goito i Bersaglieri furono coinvolti nella difficile fase iniziale dello scontro. Il contrattacco guidato da Bava fermò gli austriaci, senza togliere a Radetzky l’iniziativa.

I Bersaglieri davanti alla linea piemontese

Il 30 maggio 1848, a Goito, i Bersaglieri si trovavano negli avamposti dello schieramento piemontese. Due compagnie erano disposte nella zona di Loghino e lungo la strada per Gazoldo. Alle loro spalle, il generale Eusebio Bava aveva organizzato le forze destinate a difendere il ponte sul Mincio dall’avanzata dell’esercito austriaco comandato da Josef Radetzky.

Per ricostruire il loro contributo occorre distinguere ciò che il racconto documenta da ciò che non precisa. La fonte consultata indica la presenza delle due compagnie e descrive il ripiegamento dei bersaglieri durante l’attacco austriaco. Non attribuisce invece ai reparti bersaglieri un’azione specifica nel contrattacco conclusivo, né ne riporta separatamente le perdite.

Il loro ruolo emerge dunque soprattutto nella fase più difficile della battaglia: quella in cui l’avanguardia piemontese cedette sotto la pressione nemica e il disordine rischiò di propagarsi ai battaglioni retrostanti. La vittoria maturò soltanto dopo, grazie all’intervento delle altre forze e all’impiego dell’artiglieria.

Da Curtatone e Montanara alla difesa di Goito

Lo scontro appartiene alla prima guerra d’indipendenza italiana. Dopo l’arresto dell’avanzata piemontese davanti a Verona, nella battaglia di Santa Lucia del 6 maggio, le operazioni avevano attraversato una lunga pausa. L’impegno principale di Carlo Alberto era rimasto l’assedio di Peschiera, protetto da un ampio schieramento fra il Garda e Villafranca.

Più a sud, davanti a Mantova, operavano truppe toscane e napoletane. Il 29 maggio Radetzky colpì proprio quel settore, fra Curtatone e Montanara, con l’intenzione di girare attorno all’esercito piemontese. Gli italiani furono battuti, ma la loro resistenza diede al comando di Carlo Alberto il tempo di prepararsi alla minaccia.

Intanto, sul Garda, un’azione austriaca contro Cisano e Calmasino aveva cercato di richiamare l’attenzione piemontese verso nord. L’attacco fu respinto nella mattina del 29 maggio. Il comando doveva quindi valutare pericoli provenienti da direzioni diverse, mentre diventava sempre più chiaro che lo sforzo principale di Radetzky sarebbe arrivato da sud.

Bava concentrò le proprie truppe verso Goito. A mezzogiorno del 30 maggio lo schieramento era pronto. A ovest dell’abitato si trovavano le brigate Cuneo, Aosta e Guardie, con i Bersaglieri nelle posizioni avanzate. Altre unità, soprattutto a nord, erano disponibili per intervenire secondo le necessità. Dentro Goito erano presenti un battaglione napoletano del reggimento Abruzzo e un distaccamento toscano.

Il ripiegamento e il fuoco contro i Bersaglieri

L’avanzata austriaca risentì dei ritardi e del disordine seguiti ai combattimenti precedenti. Le forze incaricate dell’aggiramento procedettero separate. Anche il numero degli uomini impiegati richiede cautela: le fonti tedesche citate nel riferimento contano 11.200 fanti e 950 cavalleggeri davanti a Goito, con 33 cannoni; quelle italiane indicano 26.000 uomini. Le prime precisano però di considerare soltanto i militari effettivamente entrati in combattimento.

Verso le 15:30 la brigata Benedek investì la sinistra piemontese. Bava rispose con sedici cannoni, mentre altre formazioni austriache cercavano di allargarsi sul proprio lato sinistro per aggirare la destra avversaria. Fra queste avanzava la brigata Wohlgemuth, rallentata dai campi coltivati e diretta verso la cascina Gobbi.

Fu in questo passaggio che i Bersaglieri comparvero direttamente nel racconto dello scontro. Mentre il 7º Reggimento della brigata Cuneo si preparava a contrastare l’avanzata, i bersaglieri dell’avanguardia ripiegavano, sopraffatti dagli austriaci. Il riferimento menziona nel ripiegamento anche quelli di un battaglione dell’8º Reggimento piemontese.

La situazione precipitò per un errore di riconoscimento. Un altro battaglione dell’8º, schierato accanto al 7º, aprì il fuoco contro i bersaglieri in ritirata. Questi finirono per investire alcuni battaglioni piemontesi che stavano cambiando posizione, aggravando la confusione.

Il comandante della Cuneo, Carlo Menthon d’Aviernoz, raggiunse la linea e riuscì a ristabilire la calma. Alcune compagnie dell’8º, rimaste isolate, continuarono però a ritirarsi disordinatamente. La pressione di Wohlgemuth spinse infine la Cuneo verso Valle di Burato. Fra le 16:30 e le 17 Bava fece avanzare le brigate Guardie e Aosta.

Il contrattacco e i limiti del successo

La reazione piemontese incontrò ostacoli nel terreno, attraversato da fossi e siepi. Quando i reparti uscirono dalla vegetazione, furono investiti da un intenso fuoco. Fra i feriti ci fu il duca di Savoia, futuro Vittorio Emanuele II. La situazione migliorò quando alcuni cannoni riuscirono a colpire lateralmente gli austriaci.

L’attacco della brigata Aosta, guidato dal generale D’Arvillars, risultò decisivo. Wohlgemuth, privo dell’appoggio atteso dalla brigata Strassoldo, cominciò a ripiegare. Presso Goito, intanto, l’artiglieria aveva fermato Benedek. Il battaglione napoletano dell’Abruzzo e un battaglione dell’11º piemontese avanzarono contro il suo fianco destro, sostenuti dal 17º Reggimento.

Radetzky ordinò il ritiro. L’intervento della cavalleria piemontese contribuì ad accelerarlo. Verso le 19 il combattimento si esaurì. Le perdite piemontesi furono di 43 morti e 253 feriti; quelle austriache di 68 morti, 331 feriti, quattro prigionieri e 219 dispersi. Durante lo scontro era giunta anche la notizia della resa di Peschiera.

Goito impedì l’aggiramento progettato da Radetzky, ma non distrusse la capacità operativa austriaca. La vittoria rimase tattica: il nemico conservava gran parte delle proprie forze e la libertà di manovra. Il 10 giugno, conquistando Vicenza nella battaglia di Monte Berico, Radetzky dimostrò di avere ancora l’iniziativa. Per i Bersaglieri, il racconto di Goito resta legato alla presenza negli avamposti e al difficile ripiegamento iniziale, senza consentire di attribuire loro episodi ulteriori.

Bibliografia e fonti

Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.

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