Montelungo, dicembre 1943: i Bersaglieri nei due attacchi al monte
Dalle gravi perdite dell’8 dicembre alla conquista del 16: il ruolo del LI Battaglione Bersaglieri nell’esordio del I Raggruppamento Motorizzato accanto agli Alleati.
Un reparto italiano sul fronte alleato
A Montelungo, nel dicembre 1943, una nuova formazione italiana affrontò per la prima volta i tedeschi dopo la dichiarazione di guerra dell’Italia alla Germania. Era il I Raggruppamento Motorizzato, impegnato accanto agli Alleati durante la campagna d’Italia. Tra i suoi reparti figurava il LI, ossia 51º, Battaglione bersaglieri allievi ufficiali di complemento. La sua partecipazione attraversò entrambe le fasi della battaglia: l’insuccesso dell’8 dicembre e la conquista del monte il 16.
Il Raggruppamento era nato il 27 settembre 1943 a San Pietro Vernotico e aveva dimensioni paragonabili a quelle di una brigata. Lo comandava il generale Vincenzo Dapino. Ne facevano parte, oltre ai bersaglieri, il 67º Reggimento fanteria «Legnano», l’11º Reggimento artiglieria, il 5º Battaglione controcarro, il genio e i servizi.
Le condizioni materiali erano difficili. I soldati provenivano da ogni regione italiana, indossavano vestiario consumato e disponevano di automezzi vecchi. Anche le munizioni non abbondavano. L’addestramento aveva però suscitato giudizi favorevoli tra i comandanti americani, soprattutto per l’accuratezza degli artiglieri. Assegnato alla 36ª Divisione fanteria «Texas», il Raggruppamento ricevette il compito di occupare Montelungo e mantenerne il possesso.
Il terreno e il compito dei Bersaglieri
La battaglia si inseriva nel tentativo alleato di superare la Winter Line. Questa difesa tedesca doveva ostacolare l’avanzata e permettere il rafforzamento della Linea Gustav. La 5ª Armata americana operava a occidente, mentre l’8ª Armata britannica avanzava sul versante orientale.
Nel settore americano, la valle del Sammucro rappresentava una direttrice verso Cassino e quindi Roma. San Pietro Infine, sulle pendici del Sammucro, aveva importanza anche per l’accesso alla valle del Liri. Montelungo non poteva dunque essere affrontato senza considerare le alture vicine: le postazioni tedesche su Monte Maggiore potevano battere lateralmente gli italiani.
Il piano prevedeva che il 142º Reggimento americano intervenisse su Monte Maggiore prima dell’avanzata del Raggruppamento. Al 143º spettavano San Pietro e la quota 1205 del Sammucro; un battaglione di Rangers doveva raggiungere quota 950. Nell’attacco italiano, il I Battaglione del 67º avrebbe preceduto il II. La 2ª Compagnia bersaglieri aveva invece l’incarico di proteggere il lato sinistro dello schieramento.
8 dicembre: il fianco esposto e il ripiegamento
Alle 6:20 dell’8 dicembre gli italiani iniziarono a muoversi nella nebbia. L’oscurità e il terreno irregolare ostacolarono subito l’ordine dei reparti. Secondo il racconto del capitano Enzo Corselli, comandante della 1ª Compagnia, i plotoni persero coesione e orientamento. Il tempo necessario a riunirli compromise la corrispondenza tra l’avanzata e il tiro dell’artiglieria.
Quando la nebbia si dissolse, i soldati rimasero esposti al fuoco tedesco. Intanto, le condizioni previste dal piano non si erano realizzate: San Pietro resisteva agli americani e Monte Maggiore non era interamente nelle loro mani. Da quest’ultima altura partirono i colpi che investirono di fianco i bersaglieri, provocando perdite gravi, fra le quali quattro ufficiali.
È questo uno dei passaggi nei quali la fonte consultata descrive più precisamente il ruolo del LI Battaglione. Il reparto, impegnato nella protezione del fianco, subì direttamente le conseguenze della presenza tedesca su Monte Maggiore. Non viene però fornito un conteggio complessivo delle sue perdite distinto da quello del Raggruppamento.
Anche la fanteria incontrò difficoltà crescenti. Una parte del I Battaglione, rimasta senza collegamento telefonico con il comando, non ricevette l’ordine di ritirarsi. La 1ª Compagnia riuscì a raggiungere quota 343, ma non poté consolidare la conquista. Gli scontri ravvicinati, il fuoco avversario e la scarsità di bombe a mano imposero infine il ripiegamento, sostenuto dall’artiglieria. Il bilancio italiano fu di 47 morti, 102 feriti e 151 dispersi.
Le cause dell’insuccesso e la nuova preparazione
Dapino attribuì il fallimento a più fattori: il controllo incompleto di Monte Maggiore, l’esito negativo delle operazioni americane nei settori vicini, la consistenza delle difese tedesche e un sostegno d’artiglieria inferiore alle attese. Indicò inoltre il tempo insufficiente per conoscere il terreno e studiare il nemico. I comandi americani sottolinearono invece gli errori italiani, compreso il ritardo iniziale nell’avanzata.
Il generale Walker predispose quindi un’operazione più ampia. Gli attacchi americani del 14 e 15 dicembre incontrarono ancora una forte resistenza presso il Sammucro e San Pietro. Nella notte del 16, però, l’azione statunitense su Montelungo raggiunse gli obiettivi assegnati. Il nuovo tentativo italiano si svolse così in una situazione diversa da quella dell’8 dicembre.
Restavano problemi nel sostegno di fuoco. La presenza di autocolonne americane limitava alcuni bombardamenti; inoltre, un gruppo di obici da 155 millimetri fu trattenuto in riserva per ragioni che il testo non chiarisce. Dapino organizzò la preparazione impiegando mortai da 81, pezzi da 75/18 e basi di fuoco collocate su Monte Rotondo e Colle San Giacomo.
16 dicembre: la conquista e il collegamento con gli americani
Alle 7:40 del 16 dicembre avanzarono i due battaglioni di fanteria e il LI Battaglione Bersaglieri. Dovevano conquistare quota 343 e rastrellare il monte. Il bombardamento italiano risultò efficace e suscitò l’apprezzamento degli osservatori americani. Le forze tedesche opposero questa volta una resistenza limitata.
Alle 10:20 risultavano occupate le quote 250 e 343. Nel frattempo, i bersaglieri stabilirono il contatto con i reparti americani: questo è il compito conclusivo che il racconto attribuisce loro esplicitamente. Gli obiettivi erano stati raggiunti. Le perdite italiane del secondo attacco furono di 6 morti e 30 feriti; cinque tedeschi vennero catturati.
I tedeschi ripiegarono con ordine verso la Linea Gustav. Per il Raggruppamento, Montelungo segnò l’esordio in combattimento e una prima vittoria dell’Esercito cobelligerante. Per i bersaglieri fu una prova segnata soprattutto dalle perdite dell’8 dicembre e dalla partecipazione alla riuscita dell’azione del 16.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
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