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Piume Baciatemi

Novara 1849: i Bersaglieri alla Cava e la campagna conclusa con la sconfitta

Field Marshal Radetzky and his staff at the Battle of Novara on March 23, 1849 (by Albrecht Adam).
Field Marshal Radetzky and his staff at the Battle of Novara on March 23, 1849 (by Albrecht Adam).. Autore: Albrecht Adam — licenza Public domain, Wikimedia Commons.Foto: Albrecht Adam · Wikimedia Commons · Public domain · fonte

Il battaglione di Luciano Manara combatté alla Cava prima della sconfitta di Novara. Il suo ruolo nella breve campagna del marzo 1849, tra resistenza sul campo ed errori di comando.

I Bersaglieri nel racconto della campagna

Il 23 marzo 1849, a Novara, l'esercito austriaco di Josef Radetzky sconfisse l'Armata Sarda affidata a Wojciech Chrzanowski. Lo scontro, ricordato anche con il nome della Bicocca, segnò l'esito della breve ripresa della prima guerra d'indipendenza. Per ricostruire il posto dei Bersaglieri in queste giornate occorre però partire dal Ticino, dove l'offensiva austriaca aveva aperto la strada verso Mortara e Novara.

La fonte consultata descrive soprattutto l'impiego del battaglione di Luciano Manara alla Cava, il 20 marzo. Non offre invece un racconto specifico delle azioni dei Bersaglieri nella battaglia del 23 marzo. È una distinzione importante: il combattimento sostenuto da Manara appartiene alla stessa campagna, ma non va trasferito sul campo della Bicocca.

Anche l'elenco delle forze richiede attenzione. Il 1º e il 5º Battaglione Bersaglieri figurano nella Brigata Avanguardia del colonnello Belvedere, collocata tra le unità non coinvolte nella battaglia di Novara. La loro presenza nell'ordinamento dell'esercito non dimostra dunque una partecipazione allo scontro conclusivo.

Una guerra ripresa con molte debolezze

L'armistizio di Salasco, concluso il 9 agosto 1848 dopo la vittoria austriaca a Custoza, aveva sospeso le operazioni. Nei mesi successivi il Piemonte cercò di riorganizzare l'esercito, mentre il dibattito politico contrapponeva orientamenti conservatori e progetti democratici di ripresa della lotta contro l'Austria.

La preparazione militare rimase incompleta. Furono affrontati i problemi del reclutamento e dell'armamento, ma i trasporti, i rifornimenti e l'assistenza sanitaria continuarono a presentare carenze. Gli ufficiali erano insufficienti e non sempre adeguatamente preparati. Anche il morale dei soldati risentiva delle difficoltà materiali.

Il comando effettivo venne affidato a Chrzanowski, mentre Alessandro La Marmora assunse l'incarico di capo di stato maggiore. Il 12 marzo 1849 fu comunicata ufficialmente la fine della tregua, con ripresa delle ostilità dal 20 marzo. Nei piani piemontesi si alternarono aspettative offensive e intenzioni prudenti. Radetzky, invece, preparò un attacco attraverso il Ticino, concentrando le proprie truppe nel settore di Pavia e mantenendo incerti gli avversari sulle sue intenzioni.

Manara e la resistenza alla Cava

La protezione del settore della Cava spettava alla divisione lombarda di Gerolamo Ramorino. Gli ordini prevedevano che, davanti a una pressione nemica insostenibile, la divisione si ritirasse verso Mortara, conservando il contatto con il resto dell'armata. Il ripiegamento verso il Po doveva restare una soluzione d'emergenza.

Ramorino temeva però soprattutto un'avanzata austriaca attraverso il Po, presso Stradella. Lasciò quindi alla Cava una copertura ridotta: tre battaglioni di fanteria e quello dei bersaglieri di Luciano Manara. Il grosso della divisione rimase disposto più a sud, secondo una valutazione diversa da quella su cui si fondavano le disposizioni del comando supremo.

A mezzogiorno del 20 marzo cominciò l'attacco. Per conservare la sorpresa, gli austriaci avanzarono senza un bombardamento preliminare. Il II corpo di Konstantin d'Aspre superò il Gravellone; davanti procedevano reparti della divisione dell'arciduca Alberto, con battaglioni ungheresi e boemi guidati da Ludwig von Benedek.

Le prime a essere impegnate furono due compagnie del battaglione di Manara. Dopo circa un'ora di combattimento, sopraffatte dalle forze avversarie, arretrarono alla Cava. Qui il generale Giannotti tentò di proseguire la resistenza impiegando il battaglione al completo. L'arrivo di altre truppe austriache e le manovre sui fianchi imposero però un nuovo ripiegamento verso Mezzana Corti.

Due battaglioni del 21º reggimento rafforzarono i difensori, senza riuscire a fermare l'avanzata. Alle 18 anche Mezzana Corti cadde e Giannotti si ritirò oltre il Po. Gli scontri della Cava erano durati sei ore, con perdite definite modeste per entrambe le parti. Il risultato operativo fu tuttavia decisivo: la direttrice di Mortara rimase senza difesa.

Da Mortara al concentramento di Novara

Le notizie dello sfondamento raggiunsero il comando piemontese tra ritardi e incertezze. Ramorino continuò a interpretare l'attacco sul Ticino come una diversione. Chrzanowski lo sostituì con Manfredo Fanti, ma non riportò subito a nord del Po la divisione lombarda.

Il 21 marzo gli scontri presso Borgo San Siro, la Sforzesca e Gambolò non impedirono agli austriaci di avanzare al centro. A Mortara, d'Aspre attaccò nel tardo pomeriggio. Benedek penetrò nell'abitato, sfruttando la confusione dei difensori. Disposizioni poco efficaci, collegamenti difficili e contrattacchi mancati contribuirono alla sconfitta piemontese.

Alessandro La Marmora cercò di contenere il cedimento, ma durante la ritirata circa 2000 uomini furono catturati. La notizia della disfatta arrivò alla Sforzesca nella notte. Il comando decise allora di raccogliere l'esercito a Novara. Entro la mattina del 23 marzo il grosso delle truppe aveva raggiunto la città.

La sconfitta e il cambio sul trono

Davanti a Novara i piemontesi disposero tre divisioni in avanti e due alle loro spalle. All'inizio furono affrontati soltanto da una parte dell'esercito austriaco. Le esitazioni e gli errori del comando impedirono però di sfruttare questa situazione. Radetzky poté far affluire progressivamente altre forze e ottenere una superiorità numerica nel settore decisivo.

La vittoria austriaca fu completa. Nella notte Carlo Alberto, presente alla battaglia, abdicò. Il 24 marzo Vittorio Emanuele II concluse l'armistizio con Radetzky. Nel quadro di questa sconfitta, il contributo bersaglieresco documentato dal testo resta soprattutto quello di Manara e dei suoi uomini alla Cava: una resistenza locale che non riuscì a compensare le debolezze dello schieramento e della direzione delle operazioni.

Bibliografia e fonti

Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.

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