Palestro 1859: i Bersaglieri nelle due giornate del 30 e 31 maggio
Dalla presa del ponte sulla Roggia Gamarra all’assalto insieme agli zuavi: il ruolo dei Bersaglieri a Palestro, nel quadro della manovra alleata verso Milano.
Due giornate per proteggere la manovra francese
A Palestro, durante la seconda guerra d’indipendenza italiana, i Bersaglieri parteciparono sia alla conquista del paese sia alla risposta al contrattacco austriaco. Gli scontri si svolsero il 30 e il 31 maggio 1859. Pur essendo strettamente collegati, è soprattutto il combattimento decisivo del 31 a essere ricordato come battaglia di Palestro.
Per comprenderne il significato occorre guardare oltre il paese. Dopo Montebello, dove il 20 maggio un’azione austriaca era stata respinta, Napoleone III scelse di aggirare da nord il fianco destro avversario. La decisione arrivò il 26 maggio: il movimento francese avrebbe seguito la direttrice di Vercelli e Novara, per poi rivolgersi verso Milano.
Ai piemontesi spettava un compito essenziale: trattenere gli austriaci nella zona di Vercelli, dando agli alleati il tempo necessario per avanzare. Quattro divisioni di Vittorio Emanuele II attraversarono quindi la Sesia fra il 29 e il 30 maggio. Cialdini, alla guida della 4ª Divisione, ebbe come obiettivo Palestro. Il comandante austriaco Gyulai continuava invece ad attendersi l’offensiva principale più a sud, attraverso il Po.
Il 30 maggio: i Bersaglieri aprono l’accesso al paese
Palestro occupava un terreno rialzato, circondato da risaie e corsi d’acqua. Per chi arrivava da nord, l’accesso stradale passava sopra la Roggia Gamarra, un fossato collegato alla Sesia. Gli austriaci presidiavano il ponte: superare quella difesa era dunque necessario per raggiungere l’abitato.
Cialdini affidò ai Bersaglieri la conquista del passaggio. Dopo averlo preso, due battaglioni avanzarono verso Palestro sui lati opposti del paese. Lungo la strada, al centro dello schieramento, il generale dispose cannoni e due squadroni della cavalleria «Alessandria». L’attacco coinvolse presto anche altri reparti, con rinforzi d’artiglieria e l’intervento del 9º Reggimento della brigata «Regina».
La fonte consultata permette di identificare i reparti bersaglieri presenti nella divisione: il 7º Battaglione figurava nella brigata «Regina», mentre il 6º apparteneva alla «Savona». Non specifica però quale dei due operasse a destra e quale a sinistra. È quindi possibile riconoscere il loro contributo iniziale senza assegnare ai singoli battaglioni movimenti non documentati.
I combattimenti più duri si concentrarono sulla destra piemontese, presso la Fornace fortificata. Caduta quella posizione, le truppe di Cialdini entrarono nel settore occidentale di Palestro. L’arrivo di rinforzi austriaci impose al generale di impegnare tutte le proprie forze. Fanteria, cavalleria e artiglieria concorsero a costringere i difensori alla ritirata. Fuori dal paese, l’incontro con la «Savona» rese il ripiegamento austriaco verso Robbio molto più disordinato. Alla sera anche Vinzaglio e Confienza erano state occupate dai piemontesi.
Il 31 maggio: l’assalto con gli zuavi
La riconquista austriaca delle posizioni perdute era prevista dagli alleati. Un nuovo attacco avrebbe inoltre continuato a impegnare il nemico, favorendo il movimento francese. La sera del 30 Cialdini ricevette il sostegno del 3º Reggimento Zuavi, comandato da Bertrand de Chabron. Presso Palestro erano stati anche allestiti due ponti di barche per agevolare gli spostamenti alleati.
La mattina seguente Zobel mosse da Robbio alle 10 con 11.000 uomini, ripartiti in quattro brigate. Due avanzarono al centro; le altre cercarono di agire sui fianchi. A Palestro gli alleati disponevano di circa 11.000 uomini, ma potevano contare su consistenti forze nelle vicinanze.
A sud, la brigata Szabó tentò l’aggiramento. Gli zuavi attraversarono a guado il canale della Cascina e attaccarono, impadronendosi di tre pezzi d’artiglieria. Vittorio Emanuele II si avvicinò ai combattenti e li incoraggiò. I francesi cercarono di fermarlo per il rischio che correva, ma il sovrano proseguì a cavallo nell’assalto insieme agli zuavi e ai Bersaglieri di Cialdini.
Questo è il secondo momento in cui il racconto segnala esplicitamente l’azione dei Bersaglieri. Non distingue però i compiti dei singoli battaglioni. Attribuisce invece ai francesi la cattura di altri due cannoni durante il duro combattimento al ponte della Brida, attraversato dalle truppe di Szabó in ritirata. Dopo la vittoria, gli zuavi riconobbero al re il grado onorario di caporale del loro reparto.
La difesa del centro e il costo della battaglia
Anche l’attacco austriaco al centro venne respinto. Superato un iniziale cedimento, la divisione di Cialdini contrattaccò con i reggimenti delle brigate «Regina» e «Savona», sostenuti dall’artiglieria. La cavalleria «Alessandria» intervenne contro gli avversari ormai scompaginati; gli austriaci catturati furono 400.
Più a nord, una brigata della divisione Fanti arrestò il movimento aggirante di Weigl e lo respinse. Alle 14 la battaglia era conclusa. Il risultato favorevole agli alleati aveva però comportato perdite rilevanti: fra morti e feriti, i piemontesi contarono 700 uomini, i francesi 270 e gli austriaci 1.140. Per questi ultimi si aggiungevano i prigionieri.
Le conseguenze e la memoria dei caduti
Palestro contribuì a confondere ulteriormente la valutazione austriaca delle intenzioni alleate. Gyulai progettò un altro attacco per il 2 giugno, ma le notizie sui movimenti francesi a nord di Vercelli lo indussero a rinviarlo. Il 1º giugno, l’arrivo di oltre 50.000 francesi a Novara rese evidente l’aggiramento.
Il contributo dei Bersaglieri va dunque collocato in un’azione comune: protagonisti nella presa del ponte il 30 maggio, tornarono all’assalto il giorno successivo accanto agli zuavi e al sovrano. La memoria delle perdite di entrambi gli schieramenti trovò poi posto nell’ossario di Palestro, realizzato fra il 1892 e il 1893 per accogliere i resti di piemontesi, francesi e austriaci.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
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