San Martino, 1859: i Bersaglieri nella ricognizione e la battaglia per le alture
Il 24 giugno 1859 i Bersaglieri segnalarono il nemico davanti a San Martino. Da quella ricognizione si sviluppò una lunga battaglia, conclusa in serata con la vittoria piemontese.
I Bersaglieri all’inizio dello scontro
Il primo episodio che riguarda espressamente i Bersaglieri nella battaglia di San Martino risale alle 7 del 24 giugno 1859. Gli uomini impegnati nella ricognizione della 5ª Divisione, comandata da Cucchiari, comunicarono di avere individuato il nemico. La ricognizione si era mossa alle 3. Dopo la segnalazione, gli austriaci furono attaccati e costretti a ripiegare in direzione di Pozzolengo.
Questo è il contributo dei Bersaglieri descritto esplicitamente nella fonte consultata. Non vengono indicati i loro battaglioni, né sono precisate altre azioni attribuibili ai reparti bersaglieri durante la giornata. È quindi necessario distinguere quella presenza documentata dalle successive operazioni, raccontate soprattutto attraverso i movimenti delle brigate piemontesi.
Il contatto del mattino avvenne in una situazione poco chiara per gli alleati. Dopo Magenta e un breve combattimento a Melegnano, francesi e sardi avevano proseguito dietro all’esercito austriaco. Sui rilievi morenici a meridione del Garda incontrarono però forze delle quali non avevano riconosciuto la consistenza complessiva. Non stavano eseguendo un piano definito per affrontare il grosso nemico.
Mentre i francesi combattevano a Solferino, il settore di San Martino spettava interamente all’esercito sardo, guidato da Vittorio Emanuele II. I due scontri appartenevano alla stessa giornata di guerra, che chiuse le operazioni militari della seconda guerra d’indipendenza.
Le alture conquistate e perdute
La prima avanzata incontrò presto una resistenza superiore alle attese. Benedek aveva disposto già alle 6,30 l’occupazione dei rilievi a nord di Pozzolengo, e il suo 8º Corpo stava arrivando in forze. La ricognizione piemontese dovette arretrare verso la chiesetta di San Martino. Qui ricevette l’appoggio di piccoli reparti della 3ª Divisione di Mollard, senza riuscire a fermare la pressione austriaca. Alle 8,15 il ripiegamento raggiunse la ferrovia.
Con l’arrivo della brigata Cuneo cominciò una serie di assalti e contrattacchi. Alle 9 i piemontesi entrarono a San Martino, ma non poterono conservarla. Tornarono poi a conquistarla con un nuovo attacco. In questa fase il generale Matteo Annibale Arnaldi, comandante della brigata, riportò una ferita mortale. L’intervento di altre due brigate austriache impose infine alla Cuneo un nuovo arretramento verso la ferrovia, intorno alle 10.
Benedek preferì consolidare le posizioni elevate anziché inseguire. Cucchiari, informato dei combattimenti mentre si avvicinava a Rivoltella, decise invece di intervenire subito. Come Mollard, non si fermò a valutare il quadro generale e ad avvertire il sovrano.
Verso le 11 attaccò la brigata Casale, l’unica delle due brigate della 5ª Divisione già disponibile. Disponeva di 5.300 uomini e 16 cannoni; di fronte aveva 10.000 austriaci con 53 cannoni, favoriti anche dal terreno. Eppure, alle 11,30, San Martino tornò ai piemontesi. Fu occupata, a costo di gravi sacrifici, anche la cascina di Controcania.
I rinforzi austriaci guidati da Joseph Freiherr Philippović permisero però a Benedek di contrattaccare. A mezzogiorno la Casale era nuovamente respinta. La brigata Acqui, appena arrivata, fu inviata a sua volta sulle alture. Seguirono altre avanzate e ritirate, senza un risultato stabile. Nemmeno il sostegno di un reggimento della Pinerolo bastò: alle 13,20 i piemontesi dovettero ancora cedere terreno.
Gli ordini del re e gli attacchi separati
La stanchezza impose una tregua ai contendenti. Benedek era inoltre preoccupato dai combattimenti di Madonna della Scoperta, dove operava la 1ª Divisione piemontese di Durando. La lotta di San Martino rimaneva dunque legata a quanto accadeva sul resto del fronte.
Vittorio Emanuele II si trovava a Lonato. Inizialmente, su richiesta di Napoleone III, aveva ordinato alla 2ª Divisione di Fanti di dirigersi verso Solferino. Le notizie provenienti da San Martino lo portarono a modificare la disposizione: una brigata avrebbe raggiunto quel settore, l’altra Madonna della Scoperta.
La brigata Aosta arrivò intorno alle 15,30. Gli ordini prevedevano un’offensiva comune delle cinque brigate disponibili, ma l’esecuzione rimase frammentata. Dalle 16,45 i reggimenti della Pinerolo attaccarono separatamente e furono respinti. Anche l’Aosta dovette fermarsi e arretrare. La 5ª Divisione, ritiratasi a Rivoltella, riuscì a ripartire soltanto alle 17. Un temporale interruppe poi gli assalti.
Nel frattempo Benedek aveva ricevuto, verso le 16, l’ordine di Francesco Giuseppe di ritirarsi, in conseguenza dell’andamento della battaglia a Solferino. Scelse tuttavia di continuare a difendere le posizioni.
La decisione serale e il significato della vittoria
Alle 19 i piemontesi prepararono un nuovo attacco, con forze equivalenti a tre brigate. L’Aosta occupava il centro; reggimenti della Casale e dell’Acqui erano sulla sinistra, mentre sulla destra si trovavano reggimenti della Cuneo e della Pinerolo. Gli austriaci mantenevano cinque brigate. Benedek ne aveva sottratta una al combattimento, forse per adeguarsi almeno in parte agli ordini ricevuti.
L’assalto iniziò alle 19,30. Centro e sinistra avanzarono, mentre la destra incontrò maggiori difficoltà. Alle 20 le alture passarono definitivamente ai piemontesi. Un ulteriore contrattacco austriaco, mezz’ora dopo, fu respinto: vennero catturati 200 uomini e cinque cannoni. In questa fase intervennero anche i cavalleggeri del Monferrato. La spossatezza impedì l’inseguimento.
La vittoria arrivò dopo quasi quattordici ore di combattimenti. Il coordinamento conclusivo e il concentramento del tiro d’artiglieria contribuirono a superare le difficoltà che avevano segnato gli attacchi precedenti. Nel quadro generale, l’impegno piemontese impedì inoltre che quattro brigate austriache fossero disponibili contro i francesi nel momento decisivo.
Seguirono l’armistizio di Villafranca dell’8 luglio e i preliminari di pace dell’11 luglio. La Lombardia austriaca passò al Regno di Sardegna attraverso la Francia. Per i Bersaglieri, nel racconto disponibile di San Martino resta un ruolo preciso: la segnalazione del nemico nella ricognizione che aprì la lunga giornata.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
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