Santa Lucia, 6 maggio 1848: i Bersaglieri all’avanguardia e la battaglia davanti a Verona
Due compagnie di Bersaglieri precedettero la brigata Regina nell’avanzata. La conquista di Santa Lucia non bastò: il 6 maggio 1848 l’esercito piemontese dovette ritirarsi.
Da Pastrengo alle difese di Verona
Il 6 maggio 1848, durante la prima guerra d’indipendenza italiana, l’esercito di Carlo Alberto affrontò le difese austriache davanti a Verona. Fu il terzo grande combattimento della campagna, dopo Goito e Pastrengo, e il più sanguinoso fino a quel momento. Per i piemontesi segnò anche la prima sconfitta. Due compagnie di Bersaglieri presero parte all’avanzata iniziale: il loro impiego è ricordato nel racconto delle operazioni presso San Massimo.
La strada verso Verona era stata aperta dagli scontri precedenti. Dopo la dichiarazione di guerra del 23 marzo e il passaggio attraverso la Lombardia, i piemontesi avevano superato la resistenza austriaca al ponte di Goito l’8 aprile. Non avevano però inseguito rapidamente il nemico, preferendo avviare l’assedio di Peschiera. Il successo di Pastrengo, il 30 aprile, aveva poi permesso alla loro ala sinistra di raggiungere l’Adige.
Carlo Alberto intendeva ora allontanare gli austriaci dalle posizioni esterne a Verona e costringerli entro le fortificazioni cittadine. All’obiettivo militare si affiancava quello politico: il sovrano desiderava presentare una vittoria all’apertura dei lavori della Camera dei deputati istituita dopo lo Statuto. Si sperava inoltre in una rivolta dei veronesi contro gli austriaci.
Un piano complesso davanti a un terreno difficile
Il generale Eusebio Bava elaborò una ricognizione armata per occupare le alture davanti alla città e valutare meglio le sue difese. Il progetto venne poi modificato dal ministro della Guerra Antonio Franzini. Nella versione definitiva, presentata il 5 maggio, l’operazione avrebbe coinvolto quattro delle cinque divisioni piemontesi, ma l’avanzata avrebbe dovuto arrestarsi una volta raggiunte le alture.
Le forze raccolte comprendevano 35 battaglioni, reparti di cavalleria e 40 cannoni. Il calcolo riportato nel testo porta a 28.000 fanti, oltre a circa 5.000 uomini delle altre specialità; non tutti furono impiegati nel combattimento. L’attacco principale era previsto a San Massimo. Santa Lucia sarebbe stata investita sulla destra, mentre a sinistra si sarebbe combattuto per Croce Bianca.
Per coordinare le colonne era stata stabilita una fermata prima dell’assalto, fissato alle 11. Il dispositivo austriaco, tuttavia, sfruttava bene ogni ostacolo. Alberi, vigneti e accumuli di pietre, chiamati marogne, rallentavano i movimenti. Per scavalcare questi ultimi i soldati dovevano esporsi al tiro. Anche portare avanti e sistemare i cannoni risultava difficile.
Radetzky disponeva nei dintorni di Verona di circa 30.000 uomini. La difesa dei villaggi esterni era affidata a 12 battaglioni, per circa 15.600 soldati. La linea non aveva una seconda posizione alle spalle, ma gli abitati fortificati e le artiglierie ben collocate compensavano questa debolezza. Verso Santa Lucia gli ostacoli erano meno favorevoli ai difensori, senza che il piano piemontese prevedesse lì una grande manovra di aggiramento.
Le due compagnie di Bersaglieri nell’avanzata
La brigata Regina, comandata da Ardingo Trotti, doveva aprire il movimento della 1ª Divisione verso San Massimo. Davanti ad essa procedevano due compagnie di Bersaglieri insieme a uno squadrone di cavalleria. Questi reparti superarono il limite previsto per la sosta e incontrarono un intenso fuoco austriaco.
Le avanguardie tornarono quindi indietro per proteggere lo schieramento del 9º Reggimento e consentire l’arrivo del 10º, entrambi della Regina. Questo è il compito attribuito espressamente ai Bersaglieri dalla fonte: una presenza nella fase iniziale, quando il contatto con il nemico precedette il completamento dei movimenti programmati.
Il testo non precisa i numeri delle compagnie, i loro comandanti o le perdite subite. Non descrive neppure successive azioni distinte dei Bersaglieri. Non è dunque possibile attribuire loro un ruolo specifico negli assalti al villaggio. Il loro intervento va collocato nell’avanzata della Regina e nelle difficoltà di coordinamento che segnarono l’apertura dello scontro.
Intanto la brigata Aosta, invece di proseguire verso San Massimo, aveva deviato su Santa Lucia. La decisione sembra essere stata di Bava, presente con il reparto; gli ordini di Franzini risultavano comunque poco chiari. Anche la Regina venne richiamata verso destra e raggiunse il Fenilone soltanto a mezzogiorno, dopo un percorso faticoso.
Santa Lucia conquistata, Croce Bianca non cede
L’Aosta si trovò sotto tiro mentre avrebbe ancora dovuto attendere. Bava decise di attaccare senza aspettare il completamento dei collegamenti. Davanti a Santa Lucia il combattimento si arrestò contro difese solide, soprattutto presso il cimitero, predisposto per il tiro attraverso feritoie. L’artiglieria piemontese non riuscì inizialmente a prevalere su quella avversaria.
Verso le 11 arrivarono le Guardie, che occuparono la Pellegrina senza ottenere uno sfondamento decisivo. A mezzogiorno cominciarono a giungere la Regina e i primi reparti della 2ª Divisione. Fra le 12,30 e le 13 partì l’assalto generale. Il 6º Reggimento dell’Aosta entrò nel cimitero attraverso le aperture prodotte dai cannoni; l’11º della Casale conquistò la Colombara e avanzò verso il centro abitato.
Intorno alle 13 Santa Lucia era in mano piemontese. Ma Verona non insorse. A Croce Bianca, inoltre, gli attacchi della 3ª Divisione furono respinti. Il suo fianco destro era rimasto scoperto dopo lo spostamento delle truppe destinate a San Massimo. Ricevuta dopo le 14 la notizia dell’insuccesso, Carlo Alberto ordinò la ritirata.
Il ripiegamento e il bilancio
Le brigate Cuneo e Acqui protessero il disimpegno e respinsero una controffensiva austriaca. Quando altri reparti di Radetzky entrarono a Santa Lucia, trovarono le posizioni già abbandonate. Alle 18 il combattimento era concluso.
I piemontesi contarono 110 morti e 776 feriti. Gli austriaci registrarono 72 caduti, 190 feriti e 87 uomini dispersi o prigionieri. Il successo locale di Santa Lucia non aveva consentito di occupare l’intero sistema di posizioni necessario per assediare Verona.
La giornata mostrò il peso degli ordini poco chiari, dei movimenti non coordinati e delle occasioni non sfruttate. L’iniziativa passò agli austriaci, che la conservarono per il resto della campagna. Il contributo documentato dei Bersaglieri rimane quello delle due compagnie d’avanguardia, coinvolte nel difficile avvio di una battaglia il cui esito fu deciso dall’insieme delle operazioni.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
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