Ortigara 1917: il 9º Bersaglieri nella conquista e nella perdita della vetta
Il 9º Bersaglieri partecipò alla conquista dell’Ortigara e ne affrontò il contrattacco austro-ungarico. Il suo ruolo nel quadro dell’offensiva italiana del giugno 1917.
Un’offensiva più ampia della lotta per la vetta
La battaglia dell’Ortigara, combattuta tra il 10 e il 29 giugno 1917 sull’altopiano dei Sette Comuni, viene ricordata soprattutto per le perdite degli Alpini. Anche i Bersaglieri, però, ebbero una parte nelle operazioni. Il 9º Reggimento partecipò all’attacco che portò alla conquista della cima e fu poi coinvolto nel contrattacco austro-ungarico. Per comprenderne la vicenda occorre guardare all’intero progetto dell’offensiva.
La 6ª Armata italiana, guidata da Ettore Mambretti, affrontava l’11ª Armata austro-ungarica di Viktor von Scheuchenstuel. L’obiettivo italiano non si limitava all’Ortigara: si voleva recuperare il territorio perduto durante l’offensiva avversaria del 1916, raggiungendo posizioni importanti come cima Portule e monte Zebio.
Luigi Cadorna aveva inizialmente attribuito a questo fronte un peso minore rispetto all’Isonzo. L’esperienza del 1916 aveva però mostrato il pericolo rappresentato dalle posizioni austro-ungariche sugli altipiani. Da quel settore un’avanzata nemica avrebbe potuto raggiungere la Pianura Padana e minacciare alle spalle le armate italiane.
I Bersaglieri nello schieramento italiano
La preparazione dell’offensiva fu autorizzata il 27 febbraio 1917. Il fronte prescelto misurava 14 chilometri e si sviluppava soprattutto fra 1.700 e 2.100 metri. Rocce calcaree, pendii difficili e scarsità d’acqua rendevano oneroso sostenere le truppe. Per questo furono costruiti acquedotti e furono eseguiti vasti lavori stradali.
L’armata disponeva complessivamente di 154 battaglioni: 114 di fanteria, 22 alpini e 18 bersaglieri. A questi si aggiungevano il genio e gli altri reparti. La forza totale si avvicinava ai 300.000 uomini, sostenuti da 1.072 pezzi d’artiglieria e 569 bombarde. La superiorità numerica italiana incontrava però una difesa ben organizzata, con artiglierie capaci di intervenire sui diversi settori.
Due brigate bersaglieri facevano parte della 51ª Divisione, inquadrata nel XVIII Corpo d’armata del generale Donato Etna e schierata in Valsugana. Il suo compito era inizialmente impegnare l’avversario; in seguito avrebbe dovuto muovere verso monte Civeron e collegarsi al XX Corpo, del quale si prevedeva l’avanzata sull’altopiano.
La fonte consultata descrive questa formazione come quasi inattiva durante la battaglia, salvo nella fase conclusiva, ma non ne sviluppa qui le singole azioni. Non è quindi possibile attribuire ai suoi reparti bersaglieri episodi specifici. Più precise sono invece le informazioni sul 9º Reggimento, impegnato direttamente sull’Ortigara.
Dagli attacchi iniziali alla conquista del 19 giugno
L’offensiva cominciò il 10 giugno, dopo un rinvio dovuto al maltempo. Il bombardamento italiano iniziò alle 05:15; nel pomeriggio avanzarono le fanterie, fra pioggia e nebbia. Molti reticolati erano ancora intatti. In diversi settori gli attaccanti furono fermati senza ottenere risultati proporzionati alle perdite.
Sull’Ortigara la 52ª Divisione riuscì a occupare quota 2.101, conseguendo l’unico successo tattico della giornata lungo il fronte d’attacco. La cima principale, a quota 2.105, rimase però agli austro-ungarici. Seguirono ordini incerti, nuove azioni e interruzioni, mentre le truppe restavano esposte in posizioni difficili da mantenere.
La ripresa generale fu preparata con un bombardamento iniziato il 18 giugno e prolungato per venticinque ore. Il 19 giugno, alle 06:00, la 52ª Divisione tornò all’assalto. Nella colonna comandata da Di Giorgio, accanto ai battaglioni alpini e ai fanti del 3º e 4º Reggimento della brigata Piemonte, era presente il 9º Reggimento bersaglieri. L’attacco mosse da quota 2.101 verso la cima, da est e da nord-est.
La vetta venne occupata in quarantacinque minuti. Il successo non aprì tuttavia la strada alla riconquista dell’altopiano. La stanchezza dei reparti, il loro mescolamento, il fuoco avversario e le esitazioni dei comandi impedirono di proseguire efficacemente verso monte Campigoletti e cima Portule. La sera stessa Mambretti riconobbe che, per il momento, non vi erano prospettive di un’avanzata vittoriosa.
Il 9º Reggimento nella difesa dell’Ortigara
Dal mattino del 21 giugno il 9º Bersaglieri, comandato dal colonnello Arturo Radaelli, ricevette la responsabilità del settore comprendente i passi dell’Agnella e quota 2.101. Sulla cima e nelle posizioni vicine si trovavano anche fanti del 10º Reggimento Regina e diversi battaglioni alpini. Nei giorni seguenti lo schieramento fu alleggerito, perché la concentrazione di uomini in prima linea era stata giudicata eccessiva.
Gli austro-ungarici prepararono intanto la riconquista della montagna. Brevi bombardamenti ripetuti dovevano logorare i difensori e rendere difficile riconoscere il momento dell’assalto. L’attacco decisivo cominciò alle 02:30 del 25 giugno. Le pattuglie aprirono passaggi nei reticolati con esplosivi; seguirono reparti muniti di bombe a mano e lanciafiamme.
Il testo colloca i tre battaglioni del 9º Bersaglieri, investiti dall’attacco, a quota 2.103. Sulla cima principale venne colpito il battaglione alpino Bassano. Il bombardamento e i proiettili a gas sul vallone dell’Agnellizza impedirono ai superstiti di ripiegare e di comunicare con le retrovie. Per gli uomini rimasti isolati non restò che la resa. Alle 03:10 gli attaccanti segnalarono la riconquista dell’Ortigara.
Un risultato perduto e un’offensiva fallita
I comandi italiani compresero l’accaduto soltanto dopo alcune ore. Ordinarono un nuovo contrattacco, ma il testo non chiarisce se la decisione fosse di Mambretti o di Montuori. La sera del 25 giugno il battaglione Cuneo riprese quota 2.003; gli altri tentativi produssero ulteriori perdite senza recuperare la vetta.
La conclusione dell’offensiva fu il ritorno alle posizioni iniziali. Nel suo fallimento, la vicenda del 9º Bersaglieri resta definita da due momenti documentati: la partecipazione alla conquista del 19 giugno e il coinvolgimento nella difesa travolta il 25. È questo il contributo che il testo consente di ricostruire, accanto a quello degli Alpini e della fanteria, senza attribuire ai Bersaglieri azioni o perdite non specificate.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
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