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Piume Baciatemi

Bersagliere per sempre: perché non esistono «ex» Bersaglieri

Bersaglieri della fanfara in parata per la Festa della Repubblica del 2 giugno 2023
Bersaglieri durante la fanfara, parata del 2 giugno 2023
Crediti e didascalia completaFoto: Presidenza della Repubblica Italiana · Wikimedia Commons / Quirinale · Attribuzione (credit: Presidenza della Repubblica) · fonte

Capita di sentirsi definire «ex Bersaglieri». Ma chi ha indossato il cappello piumato sa che non esiste un «ex»: Bersagliere si è per tutta la vita, con vent'anni per sempre e lo spirito di corpo che non finisce con il congedo.

Ogni tanto, parlando con qualcuno, ci scappa di dire: «sono un ex Bersagliere». È una frase fatta, entrata nel linguaggio comune, ma a pensarci bene non regge. Bersagliere non è un mestiere che si smette di fare: è un modo di essere che ti entra dentro e non se ne va più.

Lo sanno bene tutti quelli che hanno portato il cappello piumato. Si diventa Bersaglieri in un giorno preciso, magari con il giuramento, magari con la prima marcia di corsa dietro alla fanfara. Ma non si smette mai. Il congedo chiude un periodo di servizio, non un'appartenenza: per questo la formula giusta, quella che usiamo su questo portale e che il Corpo stesso riconosce, è Bersagliere in congedo. In congedo, sì, ma sempre Bersagliere.

Vent'anni per sempre

C'è un modo di dire che ogni piumato conosce: il Bersagliere ha sempre vent'anni. Non è solo una battuta da raduno. È la fotografia di uno spirito: la corsa, l'allegria, la prontezza, quella voglia di non tirarsi mai indietro che Alessandro La Marmora volle nel 1836, quando fondò il Corpo scegliendo soldati capaci di marciare di corsa e di combattere con iniziativa personale. Chi ha vissuto quei mesi o quegli anni in caserma porta dentro quel ritmo per tutta la vita.

Lo spirito di corpo non va in pensione

Chi non l'ha provato fatica a capirlo. Lo spirito di corpo dei Bersaglieri è fatto di cose concrete: la fatica condivisa nelle esercitazioni, il compagno che ti aspetta nell'ultimo tratto di marcia, le note della fanfara che fanno venire la pelle d'oca anche a distanza di decenni, la solidarietà che continua dopo il congedo attraverso l'Associazione Nazionale Bersaglieri e le sue sezioni, nate proprio per non perdere i contatti e per aiutarsi a vicenda.

È per questo che ai raduni nazionali si ritrovano generazioni lontanissime: il novantenne con il cappello d'ordinanza e il ragazzo congedato l'anno prima. Diversi per età, uguali per tutto il resto. Perché quel che lascia l'esperienza di Bersagliere — il senso del dovere, l'ironia, la capacità di fare gruppo — è un ricordo meraviglioso che non sbiadisce.

Una questione di rispetto

Correggere il «ex» non è pignoleria: è rispetto verso chi ha servito, verso chi serve ancora e verso chi non c'è più. La stessa Associazione Nazionale Bersaglieri raggruppa i «Bersaglieri in congedo», non gli «ex». E allora, la prossima volta che qualcuno ti chiede se sei stato Bersagliere, la risposta giusta è una sola: lo sono ancora.

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