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Piume Baciatemi

1861-1865: i Bersaglieri nel contrasto al brigantaggio postunitario

The brigandage band of Agostino Sacchitiello from w:Bisaccia, in the w:province of Avellino.
The brigandage band of Agostino Sacchitiello from w:Bisaccia, in the w:province of Avellino.. Autore: Autore non indicato — licenza Public domain, Wikimedia Commons.Foto: Autore non indicato · Wikimedia Commons · Public domain · fonte

L'impiego dei Bersaglieri nel Mezzogiorno: la consistenza dei reparti, le rappresaglie del 1861 e la cattura di Borjes, nel quadro sociale e politico della rivolta.

Nel settembre 1861, metà dei battaglioni bersaglieri era impegnata contro il brigantaggio. È un dato che mostra quanto questa vicenda pesasse sull'attività del Corpo nei primi mesi dell'Italia unita. Il loro impiego si inserì in un conflitto nel quale si intrecciavano opposizione politica, disagio contadino e criminalità armata. Per raccontarlo occorre tenere insieme le operazioni militari e le condizioni delle popolazioni, senza tacere le violenze della repressione.

Il periodo compreso fra il 1861 e il 1865 viene indicato come quello del grande brigantaggio, soprattutto per la sua componente politica. Il fenomeno riguardò quasi soltanto la parte continentale del Mezzogiorno già appartenuta ai Borbone. Il banditismo esisteva anche prima dell'unificazione, ma il passaggio al nuovo Stato gli diede caratteristiche diverse.

Una rivolta dalle molte origini

Le prime iniziative armate precedettero la nascita del Regno d'Italia. Nel 1860, mentre le forze borboniche difendevano ancora Gaeta e Capua, furono organizzate colonne irregolari dirette verso l'Abruzzo e il Molise. Dovevano sostenere la resistenza e interrompere i collegamenti fra i garibaldini e l'esercito sabaudo. Alla guerra fra eserciti si affiancava così un'azione di insurrezione sul territorio.

In seguito, la corte di Francesco II, rifugiata a Roma, cercò di promuovere il recupero del regno perduto. Il reclutamento coinvolse anche volontari stranieri fedeli alla causa monarchica. Nelle bande confluirono però uomini con esperienze e motivazioni molto differenti: soldati borbonici rimasti senza esercito, renitenti alla leva, contadini, pastori e persone già dedite alle rapine.

La protesta rurale aveva radici concrete. La fonte consultata richiama il peso delle nuove imposte, le modifiche al mercato agricolo e il passaggio delle terre demaniali ai proprietari privati. Per i lavoratori più poveri queste trasformazioni significarono condizioni ancora più difficili. Anche la coscrizione alimentò il malcontento. A tali tensioni si aggiungevano la propaganda borbonica e il timore, diffuso negli ambienti religiosi, che il nuovo potere minacciasse fede e tradizioni.

Il 1861 e il grande impiego dei battaglioni

Nella primavera del 1861 la ribellione aveva raggiunto ampie parti del Sud continentale. In diversi luoghi assunse il carattere di una sollevazione contadina. Ai Bersaglieri venne affidata una parte importante del primo intervento militare: furono mandati nel Mezzogiorno undici battaglioni di nuova costituzione, nati dalla riorganizzazione dell'esercito stabilita il 23 gennaio 1861.

Intanto, i battaglioni che avevano combattuto nella campagna del 1860-1861 venivano destinati all'Italia settentrionale oppure alla Sicilia. Successivamente arrivarono anche tre battaglioni di veterani. Il quadro complessivo riportato per il 25 settembre 1861 indica diciassette battaglioni bersaglieri impegnati contro le bande, su trentaquattro esistenti. La fonte non offre una ricostruzione completa dei movimenti dei singoli reparti: questi numeri descrivono dunque l'ampiezza dell'impegno, non una successione dettagliata di tutte le assegnazioni.

Le autorità temevano che le formazioni ribelli riuscissero a collegarsi dalla Calabria fino alle province prossime al territorio pontificio. Irpinia e Lucania apparivano centrali in questa eventualità. Il compito militare era mantenere il possesso degli abitati e rendere nuovamente praticabili i collegamenti. Il contingente complessivo disponibile, non limitato ai Bersaglieri, passò da circa 22.000 uomini a 50.000 nel dicembre 1861.

La repressione e i fatti di Pontelandolfo e Casalduni

Il 14 luglio 1861 Enrico Cialdini arrivò a Napoli con poteri straordinari. La sua azione comprese il rafforzamento dei sostenitori della monarchia sabauda e il reclutamento di ex garibaldini. Seguì una repressione durissima, con arresti collettivi, esecuzioni arbitrarie e distruzioni di edifici rurali. Le operazioni investirono anche interi paesi.

In questo quadro si collocano Pontelandolfo e Casalduni. Il 14 agosto 1861 i Bersaglieri vi compirono una rappresaglia, dopo che, tre giorni prima, oltre quaranta militari regolari erano stati massacrati dai briganti con la partecipazione di elementi della popolazione locale. Il testo richiama questi fatti fra gli episodi di incendi e fucilazioni sommarie che accompagnarono la repressione.

La fonte attribuisce esplicitamente l'azione ai Bersaglieri, ma non precisa qui i reparti coinvolti né il numero delle vittime della rappresaglia. Non sarebbe quindi corretto aggiungere tali particolari. La durezza dei metodi di Cialdini suscitò reazioni anche nel governo di Torino e nella stampa straniera. Nel settembre dello stesso anno il generale fu sospeso e sostituito da Alfonso La Marmora.

La cattura di Borjes e gli sviluppi fino al 1865

Un altro episodio nel quale i Bersaglieri sono espressamente ricordati è la cattura di José Borjes. L'ex generale carlista spagnolo era sbarcato in Calabria nel settembre 1861, incaricato da Francesco II di tentare la riconquista. Dopo un primo accordo fallito con il capobanda Miticca, raggiunse la Basilicata e si unì a Carmine Crocco.

La collaborazione fu segnata dalla diffidenza. Crocco non intendeva consegnargli la direzione delle operazioni e il rapporto si spezzò. Borjes cercò allora di arrivare a Roma per riferire al sovrano borbonico e preparare un nuovo tentativo. Un reparto bersaglieri lo prese nei pressi di Sante Marie, vicino alla frontiera pontificia. L'8 dicembre 1861 fu fucilato a Tagliacozzo insieme ai pochi uomini ancora con lui.

Negli anni successivi il contrasto si ampliò. Fra il 1862 e il 1864 i soldati impiegati raggiunsero quota 105.000. La legge Pica, promulgata il 15 agosto 1863 e prorogata fino alla fine del 1865, introdusse il domicilio coatto e sottopose alla giustizia militare anche persone sospettate di aiutare le bande.

Emilio Pallavicini favorì inoltre la collaborazione dei briganti arresi, contribuendo alla disgregazione delle maggiori formazioni. Nel 1864 iniziò la riduzione delle truppe: nello schieramento rimasero tredici battaglioni bersaglieri. Il loro impiego proseguiva dunque oltre l'emergenza iniziale. La conclusione ufficiale del brigantaggio sarebbe arrivata nel 1870, senza cancellare immediatamente ogni attività delle bande superstiti.

Bibliografia e fonti

Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.

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