1919-1920: i Bersaglieri nell’Impresa di Fiume e nella Reggenza del Carnaro
Oltre 2.500 Bersaglieri disertori parteciparono all’Impresa di Fiume. Furono la componente più consistente e omogenea delle forze della Reggenza del Carnaro, poi amnistiati.
Fra il settembre del 1919 e il dicembre del 1920, la vicenda di Fiume coinvolse anche diversi reparti bersaglieri. Questi si affiancarono ai volontari raccolti attorno a Gabriele D’Annunzio e parteciparono all’impresa. La loro presenza ebbe un peso rilevante: all’interno delle forze armate della Reggenza del Carnaro, proclamata autonomamente, rappresentarono la componente più consistente e più omogenea.
Il dato permette di riconoscere ai Bersaglieri un posto centrale nel quadro militare descritto dalla fonte. Non consente, invece, di ricostruire singole operazioni o responsabilità di comando. Per raccontare questa pagina occorre quindi distinguere gli elementi documentati dai particolari che il testo non fornisce: la consistenza degli uomini, i reparti di provenienza, le denominazioni assunte e il successivo ritorno nell’esercito.
La partecipazione ai volontari di D’Annunzio
L’arco cronologico indicato va dal settembre 1919 al dicembre 1920. Entro questo periodo, diversi reparti del corpo aderirono ai volontari guidati da D’Annunzio. La fonte non presenta dunque la partecipazione bersagliera come la sola presenza di singoli uomini: menziona espressamente reparti, dei quali offre anche un elenco.
Il termine usato per qualificare gli oltre 2.500 Bersaglieri coinvolti è quello di disertori. È un elemento importante, perché distingue la loro adesione all’Impresa di Fiume da un servizio svolto nei ranghi del Regio Esercito. A questa condizione si collega anche l’esito successivo riportato nel testo: l’amnistia e la riammissione.
Non sono precisate le motivazioni personali degli uomini né le circostanze delle singole adesioni. Sarebbe quindi improprio attribuire a tutti una medesima scelta ideale o raccontare modalità di partenza non documentate. Il punto fermo rimane la partecipazione di più reparti bersaglieri alla formazione raccolta attorno a D’Annunzio.
Oltre 2.500 uomini da più reparti
La consistenza indicata supera i 2.500 uomini. Si tratta di una soglia, non di un totale esatto: la fonte non offre una cifra più precisa. Anche nella descrizione dei reparti è utile conservare le distinzioni presenti nel testo, senza trasformare l’elenco in una ricostruzione più dettagliata di quanto sia possibile.
Fra le unità coinvolte compare il battaglione ciclisti VIII. Per il reggimento 4º sono ricordati i battaglioni XXXVII e XLIII, mentre al reggimento 5º apparteneva il battaglione XLVI. Vengono infine menzionati elementi provenienti dal reggimento 11º. In quest’ultimo caso, il riferimento riguarda una parte degli uomini del reparto, senza ulteriori indicazioni sulla sua consistenza.
Questi nomi restituiscono la varietà delle provenienze entro il medesimo corpo. Non permettono però di distribuire il totale fra le diverse unità: mancano i numeri relativi a ciascun battaglione e agli elementi dell’11º. Il dato complessivo resta perciò distinto dall’elenco dei reparti, che documenta le appartenenze ma non il contributo numerico di ognuno.
Dal Gruppo alla Legione bersagliera di Fiume
I Bersaglieri furono riuniti inizialmente in un raggruppamento di battaglioni. La denominazione richiamava direttamente questa struttura, indicata come Gruppo. In seguito comparve la denominazione di Reggimento, con il riferimento a Fiume d’Italia; da ultimo, quella di Legione, legata al nome di Fiume.
La successione riportata è dunque Gruppo, Reggimento e Legione. Il testo non assegna una data a ciascun passaggio e non ne spiega gli aspetti organizzativi. Non è possibile stabilire, sulla sola base di queste informazioni, se ogni nuova denominazione corrispondesse a cambiamenti negli effettivi, nei comandi o nella distribuzione dei compiti.
È invece esplicito il rilievo dei Bersaglieri nelle forze armate della Reggenza italiana del Carnaro. La fonte attribuisce loro sia il primato numerico sia una particolare omogeneità. Sono due caratteri da mantenere distinti: il primo riguarda la consistenza della componente bersagliera, il secondo il modo in cui essa viene descritta rispetto alle altre forze presenti.
L’amnistia e il ritorno nel Regio Esercito
La vicenda degli uomini coinvolti non si chiude, nel testo, con la loro partecipazione a Fiume. Gli oltre 2.500 disertori ottennero successivamente un’amnistia e furono accolti nuovamente nel Regio Esercito. Sono questi i due passaggi conclusivi attestati dalla fonte.
Non vengono indicati la data del provvedimento, le procedure seguite o le destinazioni dei militari riammessi. Il quadro disponibile resta essenziale, ma definisce con chiarezza il percorso collettivo descritto: l’adesione all’impresa, l’inquadramento nelle formazioni bersagliere di Fiume e, in seguito, la riammissione nell’esercito.
Fra il 1919 e il 1920, dunque, i Bersaglieri ebbero nella Reggenza del Carnaro una presenza tutt’altro che marginale. Riconoscerne il peso non richiede di aggiungere episodi d’azione non riportati: bastano la consistenza degli uomini, la pluralità dei reparti e il rilievo attribuito alla loro componente militare.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
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