I Bersaglieri nella Repubblica: dai reggimenti ricostituiti alle missioni all’estero
Dal 1946 alle riorganizzazioni degli anni Novanta, i Bersaglieri cambiarono struttura e sedi. Dagli anni Ottanta, i reparti furono impegnati anche in numerose missioni fuori dall’Italia.
La storia dei Bersaglieri nell’Italia repubblicana attraversa diverse trasformazioni dell’Esercito. Alla ricostituzione dei reggimenti seguirono l’inserimento dei battaglioni nelle formazioni corazzate, il passaggio alle brigate e, più tardi, il ritorno dell’organizzazione reggimentale. Cambiarono le dipendenze e le sedi dei reparti. A questo percorso si affiancò, dagli anni Ottanta, una frequente partecipazione alle missioni militari italiane fuori dai confini nazionali.
La ricostituzione e l’inserimento nelle unità corazzate
Il primo passaggio indicato per il periodo repubblicano risale al 1946, quando venne ricostituito il 3º reggimento bersaglieri. Nel 1949 tornarono a essere costituiti anche l’8º e il 1º. Intanto, battaglioni della specialità entrarono progressivamente nei reggimenti carri e in quelli di fanteria corazzata. La presenza dei Bersaglieri non era dunque limitata ai reggimenti che ne portavano il nome.
Negli anni Settanta il 1º reggimento bersaglieri corazzato aveva sede a Civitavecchia, il 3º a Milano e l’8º a Pordenone. Da queste formazioni dipendevano diversi battaglioni: il I era assegnato al 1º reggimento; il III, il V e il XII facevano parte dell’8º; il XVIII, il XX e il XXV appartenevano al 3º. Quest’ultimo disponeva di battaglioni a Milano e a Solbiate Olona.
Altri reparti bersaglieri erano distribuiti in strutture differenti. Il II battaglione, a Legnano, dipendeva dal 4º reggimento di fanteria corazzata; il IV, a Persano, dal 3º. A Torino il VI era inserito nel 22º reggimento di fanteria corazzata «Cremona», mentre a Sacile l’XI apparteneva al 182º «Garibaldi».
Il collegamento con i reparti carri riguardava invece il XXIII battaglione a Tauriano, il XXVIII a Bellinzago Novarese e il XXXVIII ad Aviano, assegnati rispettivamente al 32º, al 31º e al 132º reggimento carri. A Roma operava inoltre un battaglione destinato all’addestramento delle reclute bersagliere, subordinato all’VIII Comando militare territoriale.
Il 1975: dai reggimenti alle brigate
La riforma avviata nel 1975 modificò questo ordinamento. Con la soppressione dei reggimenti, i comandi del 3º e dell’8º bersaglieri divennero quelli di due brigate meccanizzate: la 3ª «Goito» e l’8ª «Garibaldi». I rispettivi comandi, accompagnati dalle compagnie comando e servizi, si trovavano a Milano e a Pordenone.
I battaglioni acquisirono autonomia e passarono alle dipendenze di diverse brigate, sia meccanizzate sia corazzate. Comparvero anche unità più piccole, organizzate come compagnie autonome. La ristrutturazione si concluse fra il 1976 e il 1977, lasciando un quadro nel quale il battaglione aveva preso il posto del reggimento come livello organizzativo dei reparti bersaglieri.
Fra le unità risultanti figuravano il 1º «La Marmora» a Civitavecchia, il 2º «Governolo» a Legnano, il 3º «Cernaia» a Pordenone e il 6º «Palestro» a Torino. A Solbiate Olona si trovava il 10º «Bezzecca»; ad Albenga il 14º «Sernaglia»; a Milano il 18º «Poggio Scanno». Erano presenti anche l’11º «Caprera», il 23º «Castel di Borgo», il 26º «Castelfidardo», il 27º «Jamiano», il 28º «Oslavia» e il 67º «Fagarè».
L’ordinamento comprendeva inoltre le compagnie controcarri «Goito», a Vercelli, e «Garibaldi», a Vivaro, oltre alla compagnia meccanizzata del 1º reggimento corazzato a Capo Teulada. Quattro compagnie speciali di bersaglieri atleti avevano sede, rispettivamente, a Roma, Napoli, Bologna e Orvieto.
Gli anni Novanta e il ritorno dei reggimenti
Un’altra riorganizzazione prese avvio nei primi anni Novanta. Numerose unità furono soppresse, compresa la brigata meccanizzata «Goito». Per alcune delle formazioni rimaste si procedette invece ad accorpamenti e trasferimenti.
La «Garibaldi» cambiò sia denominazione sia collocazione: da brigata meccanizzata divenne Brigata Bersaglieri e lasciò il Friuli Venezia Giulia per la Campania. Il comando e la relativa compagnia comando e servizi ebbero sede a Caserta. Nello stesso processo tornarono i reggimenti, ciascuno costituito a partire da un battaglione già esistente.
Al termine di questa ristrutturazione il quadro comprendeva il 1º reggimento a Civitavecchia, il 2º a Legnano e il 3º a Milano. Il 6º si trovava a Bologna, il 7º a Bari e l’8º a Caserta. Completavano l’elenco l’11º a Orcenico Superiore di Zoppola, il 12º a Trapani e il 18º a Cosenza. Si tratta dell’assetto descritto alla conclusione di quella riforma, non di un elenco riferito alla situazione odierna.
Le missioni fuori dall’Italia e le perdite
Dagli anni Ottanta i reparti bersaglieri parteciparono con frequenza alle missioni militari italiane all’estero. Le località indicate comprendono Libano, Bosnia-Erzegovina, Albania, Macedonia, Kosovo, Somalia, Iraq, Kurdistan, Afghanistan, Lettonia e Libia. La fonte consultata ne segnala una presenza in quasi tutte le missioni, ma non descrive i singoli compiti svolti né permette di ricostruire nel dettaglio ogni impiego.
In questo servizio si registrarono anche perdite. Nel 1994 Alessandro Giardina fu ferito accidentalmente da un commilitone in Somalia. Rimasto tetraplegico, morì in Italia nel 2001 per complicazioni legate alla ferita.
Pasquale Dragano, caporal maggiore del 18º reggimento, perse la vita nel 1999 in un incidente con la propria arma. Un incidente dello stesso genere causò nel 2012, in Kosovo, la morte di Michele Padula, caporal maggiore dell’11º reggimento. Nel 2013 Giuseppe La Rosa, capitano del 3º, morì durante un attacco a Farah, in Afghanistan. Alla sua memoria fu conferita la medaglia d’oro al valor militare.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
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