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Piume Baciatemi

Tunisia 1942-1943: il 5º e il 7º Reggimento bersaglieri nell’ultima campagna africana

The British Army in North Africa 1943
Valentine tanks entering the town of Ben-Gardane, 20 miles into Tunisia, 15 February 1943.
The British Army in North Africa 1943 Valentine tanks entering the town of Ben-Gardane, 20 miles into Tunisia, 15 February 1943.. Autore: Lansdown N (Sgt), No 1 Army Film & Photographic Unit — licenza Public domain, Wikimedia Commons.Foto: Lansdown N (Sgt), No 1 Army Film & Photographic Unit · Wikimedia Commons · Public domain · fonte

Da Sidi Bou Zid a El Guettar, il ruolo dei Bersaglieri nella campagna di Tunisia, tra contrattacchi, difficoltà nei rifornimenti e resa del maggio 1943.

La Tunisia diventa l’ultimo fronte africano

La campagna di Tunisia chiuse la guerra combattuta in Nordafrica dall’estate del 1940. Tra l’autunno del 1942 e la primavera del 1943, le truppe italiane e tedesche affrontarono gli eserciti britannico e statunitense, affiancati da formazioni coloniali francesi. La conclusione arrivò il 13 maggio 1943, quando il generale Giovanni Messe ordinò la resa delle forze italiane.

In questa vicenda trovano posto alcuni episodi che riguardano direttamente i Bersaglieri. La fonte consultata ricorda soprattutto il 7º Reggimento, nei combattimenti di febbraio e marzo, e il 5º Reggimento, impegnato a El Guettar. Sono notizie circoscritte: consentono di raccontare determinate azioni, ma non di ricostruire l’intera attività dei due reparti durante la campagna.

L’apertura del nuovo fronte derivò dall’operazione Torch, lo sbarco alleato in Marocco e Algeria. Il progetto, approvato nel luglio 1942 dopo contrasti fra i dirigenti britannici e americani, fu affidato al comando di Dwight Eisenhower. Gli sbarchi avvennero l’8 novembre. Due giorni dopo cominciò il movimento verso la Tunisia, con l’arrivo di reparti britannici a Bugia.

All’inizio l’avanzata sembrò poter raggiungere rapidamente il suo obiettivo. Il 24 novembre una colonna americana arrivò all’aeroporto di Djedeida, a meno di venti chilometri da Tunisi, e distrusse numerosi velivoli. La conquista della Tunisia, tuttavia, si rivelò molto più difficile del previsto.

I contrattacchi e il 7º Reggimento a Sidi Bou Zid

La risposta tedesca cambiò la situazione. All’inizio di dicembre un attacco corazzato investì Tebourba; entro la metà del mese sia questa località sia Djedeida erano tornate sotto il controllo dell’Asse. La divisione corazzata americana impegnata nel settore perse gran parte dei suoi carri. Il maltempo e la resistenza incontrata portarono Eisenhower a interrompere gli attacchi verso Tunisi il 24 dicembre.

Nel gennaio 1943 il generale Hans-Jürgen von Arnim cercò di allargare lo spazio controllato dalle proprie forze. L’obiettivo era impadronirsi dei passaggi della Dorsale orientale, dai quali gli Alleati avrebbero potuto minacciare la costa. Caddero così importanti posizioni, fra cui Fondouk e, all’inizio di febbraio, il passo Faid. Questi rovesci spinsero gli Alleati a riorganizzare il comando per coordinare meglio britannici, americani e francesi.

Intanto Erwin Rommel aveva raggiunto la Tunisia dopo la ritirata dalla Libia. Le sue truppe si sistemarono sul Mareth. Approfittando della prudenza con cui avanzava l’8ª Armata di Bernard Montgomery, Rommel propose un’offensiva contro gli americani schierati fra Faid e Gafsa.

L’attacco iniziò il 14 febbraio 1943. Mentre Rommel muoveva verso Gafsa, le formazioni corazzate di von Arnim investirono gli americani a Sidi Bou Zid. Lo schieramento statunitense, disperso sul terreno, venne aggirato. Anche il contrattacco del giorno seguente fallì, con gravi perdite di carri e la resa di reparti di fanteria.

Nel racconto di questi scontri compare il 7º Reggimento bersaglieri. I suoi uomini furono coinvolti in combattimenti ravvicinati particolarmente duri contro le truppe alleate. Il comandante, colonnello Luigi Bonfatti, morì mentre conduceva l’attacco contro le posizioni americane. La fonte sottolinea la tenacia del reparto, senza però fornire un bilancio delle sue perdite.

Marzo 1943: i Bersaglieri fra Djebel Berda ed El Guettar

I successi di febbraio non risolsero le difficoltà strategiche dell’Asse. A Kasserine l’offensiva minacciò le retrovie alleate, ma Rommel la fermò, preoccupato per il fronte orientale. Il successivo tentativo contro i britannici a Médenine non ottenne il risultato sperato. Il 7 marzo Rommel lasciò il comando e rientrò in Germania per ragioni di salute; la direzione operativa passò a von Arnim.

Il 7º Reggimento bersaglieri tornò in evidenza il 23 marzo. Rinforzi italiani permisero alla 10. Panzer-Division di contrattaccare le avanguardie statunitensi. I bersaglieri attaccarono sul versante orientale del Djebel Berda, costrinsero gli americani ad arretrare e avanzarono per dieci chilometri.

A El Guettar il testo ricorda invece il 5º Reggimento. Nel corso della battaglia, la divisione Centauro contrastò gli attacchi americani pagando un prezzo molto alto. Ai bersaglieri del 5º viene attribuito l’arresto dell’avanzata statunitense verso la sommità della quota indicata come Hill 369. Anche qui gli scontri arrivarono al corpo a corpo.

La narrazione non offre una cronologia particolareggiata dell’azione del 5º, né ne precisa le perdite. È quindi importante distinguere quanto viene riferito sul reparto dal quadro generale di El Guettar. Le forze italo-tedesche finirono per ripiegare su terreno montagnoso, dove gli attacchi americani ottennero risultati limitati.

I rifornimenti e la conclusione della campagna

Alle difficoltà sul campo si aggiungeva la crescente scarsità di uomini, mezzi e carburante. I collegamenti aerei e marittimi con la Tunisia subirono perdite pesanti. Le informazioni ricavate da Ultra consentivano agli Alleati di conoscere in anticipo i piani dei trasporti aerei tedeschi e di intercettarli.

Un episodio mostra la gravità della situazione: il 22 aprile, presso Capo Bon, furono abbattuti quattordici Me 323 che trasportavano carburante. Anche sul mare le missioni erano sempre più rischiose. La scarsità di mercantili efficienti portò a impiegare i cacciatorpediniere per trasferire truppe e materiali, con ulteriori perdite di navi e uomini.

Lo sfondamento del Mareth impose arretramenti verso l’Akarit e poi Enfidaville. La superiorità aerea alleata e la mancanza di rifornimenti ridussero progressivamente le possibilità di resistenza. L’offensiva finale di maggio travolse le difese rimaste; il 13 maggio arrivò l’ordine di resa di Messe.

Gli Alleati catturarono oltre 200.000 prigionieri. La vittoria preparò lo sbarco in Sicilia del 10 luglio 1943. Le azioni del 5º e del 7º Reggimento bersaglieri appartengono dunque a una campagna nella quale i risultati locali non poterono compensare il crescente squilibrio complessivo delle forze.

Bibliografia e fonti

Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.

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