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Piume Baciatemi

La bandiera dei Bersaglieri: dai battaglioni senza insegna al modello repubblicano

Buste de Alessandro La Marmora, depuis la tour de San Martino, Italie.
Buste de Alessandro La Marmora, depuis la tour de San Martino, Italie.. Autore: This picture belongs to Xavier Caré. Please credit : Xavier Caré / Wikimedia Commons / CC-BY-SA. If you would like special permission to use, license, — licenza CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons.Foto: This picture belongs to Xavier Caré. Please credit : Xavier Caré / Wikimedia Commons / CC-BY-SA. If you would like special permission to use, license, · Wikimedia Commons · CC BY-SA 3.0 · fonte

Perché i Bersaglieri rimasero a lungo senza bandiera? Dall’impiego in piccoli distaccamenti ai labari del 1920, la storia di un simbolo e del modo di portarlo.

La storia della bandiera dei Bersaglieri comincia con una lunga assenza. Per comprenderla bisogna guardare sia all’organizzazione dei reparti sia ai compiti che erano chiamati a svolgere. Non bastò, infatti, il passaggio dai battaglioni ai reggimenti per ottenere un’insegna. Pesavano anche le condizioni del combattimento e il pericolo che la bandiera finisse nelle mani dell’avversario.

Il percorso successivo ebbe passaggi distinti: l’assegnazione dei labari nel 1920, l’introduzione della bandiera nazionale nel 1938 e i cambiamenti intervenuti con la Repubblica. Accanto alla forma dell’insegna cambiò anche il modo di sostenerla durante le parate. A questi simboli si affiancavano i principi raccolti nel decalogo di La Marmora.

Il decalogo: preparazione, disciplina e legami personali

I dieci precetti di La Marmora delineavano un insieme di doveri e qualità richieste al bersagliere. Vi trovavano posto la disciplina, il rispetto e la preparazione individuale, ma anche i rapporti con i compagni e con la famiglia. Il decalogo non si limitava dunque all’uso delle armi: accostava l’addestramento ai comportamenti personali e ai doveri verso le istituzioni.

La carabina occupava un posto preciso. Al soldato era richiesta una padronanza completa della propria arma, accompagnata da una pratica frequente del tiro. Anche l’attività ginnica riceveva una forte sottolineatura: doveva essere varia e condotta con un’intensità espressa, nel decalogo, in termini particolarmente energici.

Sul piano dei rapporti personali figuravano la solidarietà fra commilitoni e il legame familiare. Su quello dei doveri pubblici comparivano l’osservanza delle leggi, l’onore dovuto al sovrano e l’attaccamento alla patria. A chiudere l’insieme era una fiducia nelle proprie capacità spinta fino al limite della presunzione. Preparazione fisica e tecnica, disciplina e sicurezza personale risultavano così affiancate nello stesso elenco.

Perché i battaglioni non avevano una bandiera

In origine, il battaglione costituiva il livello più alto dell’organizzazione bersaglieresca. La concessione della bandiera riguardava invece soltanto i reggimenti. I Bersaglieri, pertanto, non disponevano dell’insegna perché il loro ordinamento non prevedeva l’unità alla quale essa era riservata.

Alla fine del 1870 i battaglioni vennero riuniti in reggimenti, ma la bandiera non arrivò. Il cambiamento organizzativo non modificava infatti l’impiego previsto sul terreno: i reparti avrebbero continuato ad agire come fanteria leggera, suddivisi in piccoli nuclei collocati in posizione avanzata.

In quelle condizioni, portare una bandiera offriva un vantaggio pratico limitato. Al contrario, nelle fasi confuse degli scontri d’avanguardia esisteva un rischio rilevante di perderla e di vederla catturata. La decisione era quindi legata anche al modo di combattere dei reparti, non soltanto alla loro struttura.

Questa situazione non era esclusiva dei Bersaglieri. Nella maggior parte delle formazioni analoghe appartenenti ad altri eserciti europei si presentava lo stesso problema. Per piccoli distaccamenti impegnati davanti alle altre truppe, l’utilità dell’insegna appariva secondaria rispetto alla sua vulnerabilità.

Il 1920: arrivano i labari dei reggimenti

Il passaggio decisivo avvenne con il decreto regio numero 1488, datato 17 ottobre 1920. I reggimenti bersaglieri ricevettero allora le prime insegne, che avevano la forma del labaro. Nello stesso momento il provvedimento interessò anche i reggimenti degli Alpini e i reparti degli Arditi.

La concessione rispondeva a una finalità precisa. Durante la Prima guerra mondiale i reparti avevano ottenuto decorazioni al valore militare destinate alla bandiera. Occorreva quindi un’insegna sulla quale poterle applicare. Il labaro consentì di dare collocazione a quei riconoscimenti.

È importante distinguere questo momento dal successivo arrivo della bandiera nazionale. Nel 1920 si concluse l’assenza di insegne reggimentali, ma la soluzione adottata fu il labaro. La bandiera sarebbe subentrata soltanto in una fase ulteriore.

Dal modello del 1938 ai cambiamenti della Repubblica

Il 7 giugno 1938 la bandiera nazionale prese il posto del labaro. Le sue dimensioni erano contenute, sul modello degli stendardi della Cavalleria. In quel periodo, Bersaglieri e Cavalleria erano strettamente collegati nell’organizzazione delle Truppe Celeri.

La sostituzione non cambiò subito il gesto dell’alfiere durante le parate. L’estremità inferiore dell’asta continuava a poggiare nell’apposito sostegno di una tracolla in cuoio. A reggere l’asta era soltanto il braccio destro, mentre l’insegna rimaneva protesa in avanti. Si conservava così la modalità già utilizzata per il labaro.

Con la Repubblica cambiarono sia il formato sia il sostegno. Al modello di dimensioni ridotte subentrò quello unico e la tracolla fu eliminata. L’alfiere cominciò a tenere la bandiera con entrambe le mani, mantenendola distante dal corpo e inclinata verso la parte anteriore. La storia dell’insegna comprende dunque anche questi dettagli concreti: non solo quando venne concessa, ma come venne portata.

Bibliografia e fonti

Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.

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