1939-2002: i Bersaglieri nella storia della «Centauro»
Dal 5º Reggimento in Africa settentrionale al 2º e al 3º nella brigata meccanizzata: la presenza dei Bersaglieri nelle trasformazioni della «Centauro», fino allo scioglimento del 2002.
La storia della «Centauro» attraversa assetti diversi dell’Esercito Italiano: divisione corazzata, brigata corazzata e infine brigata meccanizzata. In questi passaggi i Bersaglieri ricorrono con reggimenti e battaglioni differenti. Seguirne la presenza permette di leggere le trasformazioni della Grande unità, senza confondere gli organici del tempo di guerra con quelli del dopoguerra.
La «Centauro» ricostituita ereditò le tradizioni della 131ª Divisione corazzata, attiva nel Regio Esercito durante la seconda guerra mondiale. Il suo percorso si concluse a Novara nel 2002, dopo una progressiva riduzione degli organici.
1939-1943: il 5º Bersaglieri e la campagna africana
La 131ª nacque a Cremona il 20 aprile 1939. Fu inviata in Albania e operò poi contro la Grecia e nel territorio jugoslavo. Tornata in Italia, raggiunse il Friuli, dove sostituì i carri L3/35 con gli M13/40 e svolse addestramento alla manovra dei mezzi corazzati utilizzando le radio.
Le esigenze della guerra nell’Africa settentrionale portarono alla cessione di diversi battaglioni alla «Littorio». Al loro posto entrarono reparti appena costituiti. Nel novembre 1942 partirono per la Libia due componenti principali della divisione: il 31º Reggimento carristi e il 5º Reggimento bersaglieri.
La «Centauro» fu impiegata in retroguardia per proteggere il ripiegamento delle forze italiane e tedesche dopo lo sfondamento britannico a El Alamein. Nella primavera successiva operò in Tunisia. La fonte consultata documenta la presenza del 5º Bersaglieri, ma non descrive separatamente le sue azioni: il quadro operativo riguarda quindi la divisione nel suo insieme.
Lo scioglimento della 131ª avvenne il 7 aprile 1943; i reparti dipendenti continuarono tuttavia a combattere sino al 13 maggio. Alla fine di luglio il nome ricomparve nella 136ª Divisione corazzata «Centauro II», derivata dalla 1ª Divisione corazzata «M» delle Camicie Nere, passata al Regio Esercito dopo la caduta del fascismo. Comandata da Calvi di Bergolo, già alla guida della «Centauro» in Africa settentrionale, non fu impiegata e venne sciolta in settembre.
1951-1959: la ricostituzione e il 3º Bersaglieri
Il 1º aprile 1951 la «Centauro» tornò a esistere come brigata corazzata. Il comando fu stabilito a Verona, sotto il IV Corpo d’armata di Bolzano. A metà degli anni Cinquanta la componente bersaglieri era rappresentata dal 3º Reggimento.
Ne facevano parte i battaglioni XVIII, XX e XXV, equipaggiati con veicoli semicingolati Half Track per il trasporto delle truppe. Era presente anche una compagnia bersaglieri controcarri. Accanto al reggimento figuravano il 31º Carristi, dotato di M47 Patton, i «Cavalleggeri di Lodi», l’artiglieria, il genio, le trasmissioni e i servizi.
Il 1º novembre 1959 la brigata diventò divisione corazzata. Il comando si trasferì a Novara, mentre i reparti furono distribuiti fra Piemonte e Lombardia. Per i Bersaglieri si aprì una fase caratterizzata da nuovi mezzi e da una diversa collocazione nell’organizzazione divisionale.
Gli anni Sessanta e la ristrutturazione del 1975
Nel 1963 gli organici furono completati secondo le norme NATO. La divisione comprendeva una brigata meccanizzata, due corazzate e una d’artiglieria. Gli M113 presero il posto dei semicingolati M2 Half Track.
A metà degli anni Sessanta il 3º Reggimento bersaglieri apparteneva alla I Brigata meccanizzata, con sede a Milano. Riuniva i battaglioni bersaglieri VI e X, su M113, il IV Battaglione carri e una compagnia controcarri. Nella II Brigata corazzata, a Novara, il 1º Reggimento bersaglieri corazzato comprendeva invece due battaglioni carri, XVIII e VI, e il I Battaglione bersaglieri.
La presenza dei fanti piumati non si esauriva nei reggimenti che ne portavano il nome. Nella III Brigata corazzata, anch’essa a Novara, il 31º Reggimento carri includeva il XXVIII Battaglione bersaglieri, equipaggiato con M113.
Alla vigilia della riforma del 1975, nel 3º Reggimento risultavano i battaglioni bersaglieri X e XVIII, insieme al IV carri e alla compagnia controcarri. Restavano inoltre il I Battaglione nel 1º Reggimento bersaglieri corazzato e il XXVIII nel 31º Carri. Dopo la ristrutturazione, l’assetto del 1976 comprendeva le brigate «Goito», «Legnano» e «Curtatone», oltre ai supporti divisionali.
1986-2002: dall’«Oslavia» ai reggimenti della brigata meccanizzata
Il livello divisionale fu abolito per ragioni di bilancio. Il 1º novembre 1986 la divisione venne sciolta e la 31ª Brigata corazzata «Curtatone» assunse il nome «Centauro», dipendendo direttamente dal III Corpo d’armata.
A Bellinzago Novarese, nella caserma Babini, erano dislocati il 28º Battaglione bersaglieri «Oslavia» e la compagnia bersaglieri controcarri «Centauro». Nel 1996 la trasformazione in brigata meccanizzata comportò un altro cambiamento: il 28º fu sciolto, mentre entrarono il 2º e il 3º Reggimento bersaglieri.
Dopo il passaggio al 1º Comando delle forze di difesa, avvenuto il 15 ottobre 1997, l’organico riportava il 2º Reggimento a Legnano, con il Battaglione «Governolo», e il 3º a Milano, con il 18º Battaglione «Poggio Scanno». Nel riordinamento verso l’Esercito professionale, la «Centauro» non fu destinata a inquadrare volontari. Ridusse quindi il personale di leva e cedette progressivamente reparti ad altre brigate, fino allo scioglimento del 2002.
Soccorso e missioni: ciò che è documentato
La «Centauro» intervenne dopo l’alluvione in Toscana del 1966 e il terremoto dell’Irpinia del 1980. Come brigata prestò soccorso in Piemonte nel 1994 e a Cavaria nel 1995. Partecipò inoltre ai «Vespri Siciliani» e all’operazione «DOMINO».
Con il Reparto Sanità e proprio personale prese parte a missioni in Somalia, Albania, Bosnia e Kosovo. Per queste attività il testo non precisa quali reparti bersaglieri fossero coinvolti. È dunque corretto ricordarle come impegni della Grande unità, senza attribuire ai singoli reggimenti compiti che la fonte non documenta.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
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