1944-1996: i Bersaglieri nella storia della «Legnano»
Dal 4º bersaglieri del Gruppo di Combattimento ai reggimenti della brigata meccanizzata: il percorso della «Legnano» tra guerra, ricostruzione e riforme dell’Esercito.
Le origini e il passaggio alla guerra di liberazione
La storia della «Legnano» attraversa assetti militari diversi: divisione, Gruppo di Combattimento e brigata meccanizzata. In questo percorso i Bersaglieri compaiono in momenti precisi, sia durante la guerra sia nelle successive riorganizzazioni. La loro presenza è documentata negli organici; per le singole operazioni, invece, la fonte consultata non offre sempre indicazioni sui reparti impiegati.
Le origini risalgono all’8 febbraio 1934, quando nel Regio Esercito nacque la 58ª Divisione. Ne facevano parte il 7º e l’8º reggimento della «Cuneo», il 67º «Palermo» e il 27º di artiglieria. Nel 1936 vennero mobilitati uomini per la campagna d’Etiopia. La riorganizzazione del 24 maggio 1939 separò poi la «Cuneo» dalla «Legnano»: quest’ultima ebbe il 67º e il 68º di fanteria, insieme al 58º di artiglieria.
Durante il conflitto la divisione fu impiegata in Francia nel 1940 e sul fronte greco-albanese nel 1941. Tornò sul fronte francese nel 1942, prima del trasferimento in Puglia nell’agosto 1943. Il riferimento descrive come ferma la sua reazione all’armistizio dell’8 settembre, senza precisarne qui gli episodi.
Dal comando della sua fanteria prese forma, a San Pietro Vernotico, il Primo Raggruppamento Motorizzato, costituito il 27 settembre 1943. Vi confluì il 67º reggimento. Fu la prima grande formazione combattente dell’esercito regolare organizzata per operare accanto agli Alleati e rappresentò il nucleo da cui sarebbe nato il Corpo Italiano di Liberazione. A dicembre partecipò alla battaglia di Montelungo. La divisione venne sciolta ufficialmente il 17 febbraio 1944.
Il 4º bersaglieri nel Gruppo di Combattimento
Il nome «Legnano» tornò il 24 settembre 1944 con la costituzione di un Gruppo di Combattimento affidato al generale Umberto Utili. Qui si incontra il primo esplicito riferimento ai Bersaglieri nella vicenda ricostruita: nell’organico figurava il 4º bersaglieri.
La formazione comprendeva inoltre il 68º di fanteria, il 9º reparto d’assalto e il 3º degli Alpini. Il suo schieramento si sviluppò sull’Appennino, lungo l’Idice, con Bologna e la sua liberazione come obiettivo.
Per i lettori di «Piume Baciatemi» questo passaggio ha un rilievo particolare: attesta la partecipazione di un reparto bersaglieri alla «Legnano» nella fase finale della guerra. Occorre però fermarsi a quanto documentato. Il testo non distingue le azioni del 4º da quelle degli altri reparti e non consente di attribuirgli singoli combattimenti, risultati o perdite.
La divisione del dopoguerra e la componente bersaglieri
Il 15 ottobre 1945 il Gruppo assunse nuovamente una struttura divisionale di fanteria. Il comando ebbe sede a Bergamo e dipese inizialmente dal III Comando Militare Territoriale, a Milano. Alla ricostruzione figuravano il 67º e il 68º di fanteria, un gruppo esplorante, l’11º di artiglieria, il genio e i servizi. Seguirono ampliamenti, con reparti di cavalleria e artiglieria.
Negli anni cinquanta la «Legnano» passò al III Corpo d’armata di Milano e divenne una divisione di fanteria motorizzata. Un cambiamento importante per la presenza bersaglieri arrivò il 1º maggio 1959. Dalla disciolta divisione corazzata «Pozzuolo del Friuli» giunse il 4º carristi, trasformato in reggimento di fanteria corazzato.
La nuova composizione rispondeva agli standard NATO, che prevedevano una componente mista, meccanizzata e corazzata, nelle divisioni di fanteria. Accanto al comando reggimentale erano presenti il XX battaglione carri, dotato di M47 Patton, il IX battaglione bersaglieri e una compagnia bersaglieri con funzione controcarri.
Dal 24 maggio 1961 il battaglione bersaglieri cambiò numero, diventando II, ed ebbe in dotazione i VTT M113. Questo assetto compare ancora negli organici della metà degli anni sessanta e in quelli precedenti alla riforma del 1975. In quest’ultima fase il 4º reggimento di fanteria corazzato risultava stanziato a Legnano.
Intanto la divisione aggiornava anche le altre componenti. Ai reparti di fanteria, artiglieria, genio e trasmissioni si affiancarono mezzi aerei leggeri e, successivamente, elicotteri AB 206. L’evoluzione dei Bersaglieri si inseriva dunque in una revisione più ampia dell’intera formazione.
Dal 1975, il «Governolo» nella brigata meccanizzata
La riforma del 1975 eliminò il livello reggimentale e trasformò la «Legnano» in brigata meccanizzata. Fu inserita nella divisione corazzata «Centauro», insieme alla «Goito» e alla «Curtatone».
Nel nuovo organico i Bersaglieri erano rappresentati dal 2º battaglione «Governolo», stanziato a Legnano. Nella stessa città si trovava il 20º battaglione carri «M.O. Pentimalli». Completavano la brigata i battaglioni meccanizzati «Montelungo» e «Palermo», artiglieria, controcarri, genio, logistica e gli elementi di comando e trasmissioni.
La «Legnano» intervenne nei soccorsi dopo i terremoti del Friuli del 1976 e dell’Irpinia del 1980. Nel 1982 fornì personale per la missione in Libano; il riferimento ricorda inoltre la guerra del Golfo del 1991. Non precisa però quali compiti spettassero ai Bersaglieri in ciascuno di questi impegni: attribuirli direttamente al «Governolo» andrebbe oltre le informazioni disponibili.
I reggimenti bersaglieri e la conclusione della storia
Con il ritorno del livello reggimentale nel 1992, la brigata ebbe nel proprio organico due reparti bersaglieri: il 2º, a Legnano, e il 3º, a Milano. Vi figuravano anche il 67º di fanteria corazzata, il 52º di artiglieria «Torino», il battaglione logistico e il comando con i supporti tattici.
Nel settembre 1993 la «Legnano» subentrò alla «Folgore» in Somalia. Anche per questo impiego il testo descrive il passaggio a livello di brigata, senza ricostruire separatamente l’attività dei due reggimenti bersaglieri.
Il 14 settembre 1996 la brigata fu sciolta nell’ambito del nuovo modello di difesa. Il 2º e il 3º bersaglieri passarono alla brigata meccanizzata «Centauro», insieme al 52º di artiglieria. Il nome «Legnano» rimase a un comando di unità di supporto fino al 31 dicembre 1997. Si chiudeva così la vicenda della formazione, mentre i suoi reparti bersaglieri proseguivano il servizio in un diverso inquadramento.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
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