Emilio Dandolo e i Bersaglieri Lombardi: da Milano alla difesa di Roma
Dalle cinque giornate di Milano alla Repubblica Romana, Emilio Dandolo combatté accanto a Manara nei Bersaglieri Lombardi. Ferito e poi esule, lasciò anche una testimonianza scritta.
Il nome di Emilio Dandolo si lega alla storia dei Bersaglieri Lombardi attraverso la difesa della Repubblica Romana del 1849. In quella vicenda combatté nel battaglione guidato da Luciano Manara e rimase ferito nello scontro di Villa Corsini, dove perse la vita suo fratello Enrico. La sua esperienza non si esaurì però sul campo: Dandolo affidò alla scrittura anche il ricordo dei volontari e dei bersaglieri lombardi.
La sua fu una vita breve, attraversata da combattimenti, esilio e sorveglianza di polizia. Nato il 4 aprile 1830 a Varese, morì a Milano il 20 febbraio 1859. Ripercorrerne le vicende permette di seguire un militare e patriota italiano fra alcuni dei passaggi del Risorgimento, mantenendo distinta la sua appartenenza ai reparti dalle successive esperienze personali.
Milano e le campagne con i volontari lombardi
Dandolo proveniva da una famiglia che ebbe più esponenti coinvolti nelle guerre per l’indipendenza italiana. Nel 1848 prese parte alle cinque giornate milanesi. Accanto a lui si trovavano il fratello Enrico e gli amici Luciano Manara ed Emilio Morosini. Nella sua biografia, dunque, la partecipazione agli avvenimenti di Milano si accompagna fin dall’inizio a legami familiari e di amicizia.
Dopo Milano, Emilio combatté nelle campagne del Bresciano e del Trentino. Era nei Corpi Volontari Lombardi appartenenti alla Legione Manara. È questo il reparto indicato per quella fase della sua attività militare. Il successivo servizio nel Battaglione Bersaglieri Lombardi riguarda invece la difesa di Roma.
La distinzione aiuta a leggere con precisione il suo percorso. Il riferimento ai bersaglieri non deve essere esteso automaticamente a ogni combattimento cui partecipò. L’esperienza delle campagne lombarde e trentine trovò comunque spazio nel suo scritto dedicato ai volontari e ai Bersaglieri Lombardi, unendo così la partecipazione militare alla testimonianza dell’autore.
Con i Bersaglieri Lombardi nella Repubblica Romana
Nel 1849 Emilio ed Enrico furono coinvolti nella nascita della Repubblica Romana. Emilio contribuì poi a difenderla dalle forze francesi, combattendo nel Battaglione Bersaglieri Lombardi sotto il comando di Luciano Manara. È in questo passaggio che il suo rapporto con il reparto bersagliere emerge in modo esplicito.
Per la storia di Dandolo, Roma riunisce quindi la partecipazione alla costituzione della Repubblica e l’impegno nella sua difesa armata. La presenza del fratello accompagna anche questa fase, dopo le giornate milanesi dell’anno precedente. Manara, già ricordato tra i suoi amici, compare qui nel ruolo di comandante del battaglione.
A Villa Corsini Emilio fu ferito, mentre Enrico morì nella stessa battaglia. La fonte consultata non precisa la natura della ferita né descrive le azioni compiute da Emilio durante lo scontro. Non offre inoltre particolari sull’organizzazione o sulle manovre dei Bersaglieri Lombardi. Consente però di collocare con certezza Dandolo nelle loro file durante la difesa della Repubblica.
L’esilio e la testimonianza scritta
Dandolo sopravvisse agli avvenimenti che seguirono la fine della Repubblica Romana. Lasciò quindi l’Italia e raggiunse dapprima Marsiglia, poi Lugano. Alla stagione dei combattimenti seguì così quella dell’esilio, durante la quale si dedicò anche alla scrittura.
Tra le sue opere figura I volontarii ed i bersaglieri lombardi, pubblicata a Torino nel 1849. Il volume conserva nel titolo il richiamo ai reparti della sua esperienza militare. La voce biografica collega questo scritto alle campagne del Bresciano e del Trentino e lo ricorda anche parlando dell’attività letteraria svolta durante l’esilio.
Un’altra opera è Viaggio in Egitto, nel Sudan, in Siria ed in Palestina, uscita a Milano nel 1854. Il riferimento disponibile ne segnala il titolo e la pubblicazione, senza svilupparne i contenuti. La scrittura costituisce dunque un altro aspetto documentato della sua vita, accanto all’impegno militare.
Il ritorno, la Crimea e gli ultimi giorni
Rientrato in Italia, Emilio lavorò alla preparazione di una nuova lotta contro l’Austria. Partecipò anche alla guerra di Crimea, ma la sua condizione di cittadino austriaco determinò il rinvio a Milano. Qui la polizia lo tenne sotto stretta sorveglianza. Per l’esperienza in Crimea, il testo non indica il reparto di appartenenza: non è quindi possibile attribuirgli anche in quel contesto un servizio nei bersaglieri.
Gravemente ammalato di tisi, Dandolo morì poco prima della liberazione della Lombardia. A Milano le sue esequie ebbero un marcato significato antiaustriaco. Le autorità austriache, preoccupate di prevenire disordini, disposero che la sepoltura avvenisse nel cimitero di Adro. Si chiudeva così una vicenda nella quale il servizio nei Bersaglieri Lombardi, la perdita del fratello e l’esilio erano rimasti passaggi centrali.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
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