Giovanni Messe e i Bersaglieri: dal comando del 9º Reggimento al fronte russo
Il legame di Giovanni Messe con i Bersaglieri, dal comando del 9º Reggimento alle operazioni del CSIR, tra avanzate, carenze di mezzi e combattimenti sul fronte russo.
Il rapporto tra Giovanni Messe e i Bersaglieri attraversa diversi momenti della sua carriera. Prima venne il comando del 9º Reggimento; poi, durante la guerra in Russia, la responsabilità di un corpo di spedizione nel quale operarono anche reparti bersaglieri. Per ricostruire questo legame occorre distinguere gli incarichi del generale dalle azioni attribuite espressamente alle singole unità.
La voce biografica di riferimento dedica poche informazioni al periodo trascorso nel 9º, mentre descrive più ampiamente l’impiego dei bersaglieri sul fronte orientale. È soprattutto in quelle pagine che emergono il loro ruolo operativo e le difficoltà affrontate sotto il comando di Messe.
Dal servizio volontario al 9º Bersaglieri
Nato a Mesagne il 10 dicembre 1883, Messe iniziò la carriera militare nel 1901, arruolandosi volontario come allievo sergente. Prestò servizio in Cina e frequentò successivamente l’Accademia di Modena. Nel 1910 divenne sottotenente. Combatté poi in Libia, dove ricevette le prime decorazioni e dovette interrompere temporaneamente il servizio per ragioni di salute.
Nella prima guerra mondiale fu impiegato nella fanteria e negli Arditi. Sul Monte Grappa guidò il IX Reparto d’Assalto, partecipando alla conquista del Col Moschin. Riportò due ferite e ottenne avanzamenti di grado legati alla sua condotta in combattimento.
Dopo le operazioni in Albania e l’incarico di aiutante di campo di Vittorio Emanuele III, assunse il comando del 9º Reggimento bersaglieri. Lo mantenne sino al 16 settembre 1935. Il testo non precisa quando fosse iniziato questo incarico e non racconta episodi specifici della vita del reggimento in quegli anni.
La tappa seguente fu la designazione al comando della 3ª Brigata Celere di Verona. Seguirono la promozione a generale di brigata, il servizio come vicecomandante della Cosseria durante la conquista dell’Etiopia e, più avanti, il comando della 3ª Divisione Celere. Nel 1939 Messe partecipò anche alla conquista dell’Albania, dirigendo la colonna sbarcata a Durazzo.
In Russia, un comando segnato dalla scarsità di mezzi
Dopo la campagna greco-albanese, il 14 luglio 1941 Messe ricevette il comando del CSIR, il corpo di spedizione destinato alla Russia. Sostituì Francesco Zingales, che si era ammalato. Le principali divisioni erano Celere, Pasubio e Torino, inserite in una forza indicata nel testo in circa 62.000 uomini.
Nell’organico figuravano tre battaglioni di bersaglieri motociclisti. La loro presenza va collocata in un insieme molto eterogeneo, che comprendeva fanteria, cavalleria, artiglieria, genio e altri reparti. Le denominazioni delle unità non corrispondevano sempre alla disponibilità effettiva di trasporti: Pasubio e Torino, pur classificate come autotrasportabili, procedevano a piedi.
Messe dovette fare i conti con automezzi insufficienti, armamenti inadeguati e difficoltà di rifornimento. La mancanza di mezzi impediva alle divisioni di muoversi insieme alla stessa velocità. Anche la protezione contro i carri sovietici risultava carente.
Il generale sollecitò ulteriori forniture e cercò soluzioni per l’inverno. Furono acquistati in Romania carri, slitte, cavalli, pellicce e alcuni automezzi, ricorrendo anche al mercato nero. L’esperienza dei congelamenti osservati in Grecia e Albania pesò sulle sue preoccupazioni. La capacità di proseguire le operazioni dipendeva dunque anche da problemi molto concreti: trasportare materiali, ripararsi dal freddo e disporre di calzature adatte.
Il 3º Reggimento nell’avanzata e nella battaglia di Natale
Il ruolo dei bersaglieri diventa più preciso nel racconto dell’offensiva verso il Donbass. Il 4 ottobre 1941 Celere e Pasubio iniziarono il movimento verso Stalino. Davanti a loro avanzavano il 3º Reggimento bersaglieri e i Lancieri di Novara; la Torino seguiva marciando a piedi.
Piogge e fango rallentavano uomini e rifornimenti. Il 10 ottobre, insieme a elementi tedeschi e alla Legione Tagliamento, i bersaglieri parteciparono all’eliminazione della testa di ponte sovietica di Pavlograd. Il 20 ottobre occuparono Stalino, centro dell’industria siderurgica, mentre la Pasubio combatteva per raggiungere la città da nord. Messe dirigeva le operazioni italiane coordinandosi con i comandi tedeschi.
Una prova particolarmente dura arrivò il 25 dicembre. L’attacco sovietico contro il CSIR investì direttamente il 3º Bersaglieri e la Tagliamento. Un battaglione bersaglieri rimase circondato per dieci ore, riuscendo poi a ripiegare. La fonte non ne specifica il numero: non è quindi possibile identificarlo ulteriormente sulla base del testo disponibile.
I combattimenti continuarono fino al 31 dicembre. Messe impiegò anche i carri tedeschi ricevuti in sostegno. Tra il 26 e il 28 dicembre, Pasubio e Celere passarono al contrattacco insieme a forze tedesche, recuperando le posizioni perdute. Il bilancio complessivo riportato per la battaglia fu di 168 caduti, 715 feriti e quasi 210 dispersi. Queste perdite riguardano il CSIR, non soltanto i bersaglieri.
Dal Don agli incarichi del dopoguerra
Nella primavera del 1942 la Celere venne trasformata in divisione motorizzata. Messe continuava a chiedere soprattutto maggiore efficienza: artiglierie, trasporti, carri e armi anticarro. A luglio il CSIR divenne XXXV Corpo d’armata e passò nell’ARMIR.
Durante la crisi sul Don dell’agosto 1942, dopo il cedimento della Sforzesca, Messe organizzò un contrattacco per proteggerne il ripiegamento. Tra i rinforzi giunti in quella fase comparivano un battaglione bersaglieri e un reggimento alpino della Tridentina. Il testo attribuisce anche a queste riserve il contenimento della crisi, senza descrivere separatamente le azioni del battaglione.
I contrasti con Italo Gariboldi e le tensioni con i tedeschi portarono Messe a chiedere il ritorno in Italia. Lasciò il comando nel novembre 1942. In seguito guidò la 1ª Armata in Tunisia e fu fatto prigioniero nel maggio 1943, dopo la nomina a maresciallo d’Italia.
Rientrato in patria nell’autunno 1943, contribuì all’organizzazione delle forze italiane cobelligeranti. Nel dopoguerra fu senatore e deputato della Repubblica. Morì a Roma il 18 dicembre 1968. Nella sua lunga vicenda, il legame con i Bersaglieri resta documentato soprattutto dal comando del 9º e dalle operazioni dei reparti sul fronte russo.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
Commenti
Caricamento dei commenti…
Per commentare deve accedere o iscriversi.
