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Piume Baciatemi

Le fiamme cremisi al colletto: le mostrine «a coda di topo» dei Bersaglieri

ChatGPT Image 21 ott 2026, 10 47 54

Piccole, appuntite e color cremisi: le mostrine dei Bersaglieri, che nel gergo di caserma chiamano «a coda di topo», raccontano quasi due secoli di storia del Corpo. Ecco come sono nate, perché hanno due punte e quali tradizioni portano con sé.

Ogni bersagliere la conosce bene: quella piccola fiamma di panno cremisi appuntata sul colletto, con le due punte allungate che nel gergo di caserma tutti chiamano «a coda di topo». È un dettaglio minuscolo dell'uniforme, eppure porta con sé quasi due secoli di storia.

Che cos'è una mostrina

La mostrina è un contrassegno colorato, in stoffa o in metallo, che si porta sul bavero o sui risvolti dell'uniforme per indicare l'appartenenza a un'arma, a una specialità o a un reparto. L'abitudine nasce lontano: un tempo i soldati si distinguevano con i colori della livrea del proprio signore, e quando gli eserciti divennero moderni quei colori sopravvissero sulle spalline, sui colletti e sui risvolti, restringendosi fino a diventare le mostrine di oggi. Quando il contrassegno ha una o più punte, in italiano militare prende il nome di «fiamma».

Le fiamme a due punte, un segno di famiglia

Le fiamme a due punte sono il segno della fanteria: scarlatte per i fanti di linea, verdi per gli Alpini, e cremisi per i Bersaglieri. Quel cremisi non è un colore qualsiasi: è il «chermisino», il colore distintivo del Corpo fin dalle origini. Già nell'uniforme del 1836, voluta da Alessandro La Marmora, il chermisino compariva sul collo, sui paramani e sulla banda dei pantaloni, e così è rimasto nella grande uniforme degli ufficiali di metà Ottocento. Il colore del sito che state leggendo, non a caso, è proprio quel cremisi.

Perché «a coda di topo»

Nessun regolamento lo ammetterebbe mai, ma in caserma la fantasia ha sempre avuto la meglio sulle parole ufficiali. La fiamma dei Bersaglieri, stretta alla base e allungata in due punte sottili e leggermente incurvate, ricorda — con un po' di simpatica ironia — la coda di un topolino. Così, secondo la tradizione orale del Corpo, il soprannome «coda di topo» è passato di camerata in camerata, di leva in leva, fino a diventare il nome con cui generazioni di bersaglieri hanno chiamato la propria mostrina. Come spesso accade per le parole nate in caserma, non esiste un documento che ne fissi la nascita: si racconta, e tanto basta.

Una fiamma che corre

C'è un dettaglio che pochi notano e che la dice lunga sullo spirito del Corpo. Nel fregio dei Bersaglieri — quello con i due fucili incrociati e la cornetta — la fiamma della granata non sale dritta, ma si piega da sinistra a destra, come sospinta dalla corsa. E non è finita: la fiamma è composta da sette lingue, e il loro numero, sempre dispari, è rimasto invariato nel tempo diventando una delle consuetudini più tipiche della tradizione bersaglieresca. Perfino nel disegno di un distintivo, insomma, il bersagliere non sta mai fermo.

Un piccolo segno, un grande orgoglio

Cucire le mostrine sul colletto della prima uniforme era un piccolo rito di iniziazione: da quel momento non eri più una recluta qualsiasi, eri un bersagliere. E molti bersaglieri in congedo conservano ancora oggi, in un cassetto o in una cornice, le loro fiamme cremisi: due punte di stoffa che valgono una vita di ricordi.

Bibliografia e fonti

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