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Piume Baciatemi

El Alamein, luglio 1942: il 7º Reggimento bersaglieri nella battaglia che fermò l’avanzata

IWM caption : THE BRITISH ARMY IN NORTH AFRICA 1942. Infantry manning a sandbagged defensive position near El Alamein.
IWM caption : THE BRITISH ARMY IN NORTH AFRICA 1942. Infantry manning a sandbagged defensive position near El Alamein.. Autore: Fox (Sgt), No 1 Army Film & Photographic Unit — licenza Public domain, Wikimedia Commons.Foto: Fox (Sgt), No 1 Army Film & Photographic Unit · Wikimedia Commons · Public domain · fonte

Da Marsa Matruh ai rinforzi inviati a Tel el Eisa: il ruolo documentato del 7º Reggimento bersaglieri nel quadro della prima battaglia di El Alamein.

Nel luglio 1942, a El Alamein, l’avanzata italo-tedesca in Egitto incontrò una resistenza che non riuscì a superare. Di fronte alle forze guidate da Erwin Rommel si trovava l’8ª Armata britannica, comandata da Claude Auchinleck. La battaglia, iniziata il 1º luglio e proseguita fino al 27, terminò senza uno sfondamento decisivo. Il risultato impedì però all’Asse di continuare la marcia verso Alessandria.

In questa vicenda compare anche il 7º Reggimento bersaglieri. La fonte consultata ne ricorda l’ingresso a Marsa Matruh, prima della battaglia, e l’invio di rinforzi a Tel el Eisa il 10 luglio. Sono indicazioni precise, ma limitate: permettono di riconoscere il contributo del reparto, non di ricostruirne ogni movimento durante gli scontri.

Da Marsa Matruh alla linea di El Alamein

La conquista di Marsa Matruh, indicata al 27 giugno, precedette l’arrivo delle forze dell’Asse davanti alla nuova difesa britannica. Nella località entrarono il X e l’XI battaglione del 7º Reggimento bersaglieri, comandato dal colonnello Ugo Scirocco. Con loro operava una compagnia del XXXII Battaglione genio guastatori. L’azione portò alla cattura di 6.500 prigionieri.

Il successo si inseriva in una rapida avanzata, ma gli uomini e i mezzi erano già molto provati. Il XX Corpo motocorazzato, comprendente Ariete, Littorio e Trieste, disponeva complessivamente di tremila uomini, contro i 7.500 previsti. Restavano 34 carri, 50 cannoni, 100 autocarri e 20 autoblindo. Gli attacchi aerei della RAF aggravavano le difficoltà delle colonne in movimento.

Il 26 giugno Auchinleck aveva sostituito Neil Ritchie, assumendo personalmente anche la guida dell’8ª Armata. Le truppe ripiegate a El Alamein dovevano difendere un fronte di 65 chilometri, compreso fra il mare e la depressione di Bab el Qattara. In questo spazio, i rilievi di Miteiriya e Ruweisat offrivano punti utili per dominare il terreno circostante.

La difesa non formava una linea occupata in modo continuo. Era organizzata attorno a tre aree trincerate, protette da mine e chiamate boxes. Queste posizioni controllavano le vie d’accesso verso Alessandria. Anche lo schieramento britannico presentava carenze: soltanto la 2ª Divisione neozelandese e la 1ª Divisione corazzata britannica avevano gli organici completi.

I primi attacchi e il peso del logoramento

Rommel cercava una decisione rapida. Prima dell’attacco disponeva davanti a El Alamein di appena 55 carri efficienti e doveva sostenere le proprie forze attraverso una linea di rifornimento molto estesa. Contava di colpire prima che l’avversario potesse sfruttare pienamente l’arrivo di nuovi uomini dalla Gran Bretagna e di carri dagli Stati Uniti.

Il piano prevedeva un movimento delle unità mobili verso il settore meridionale, seguito da una conversione a nord-est per raggiungere le retrovie britanniche. Ma le informazioni sulle posizioni avversarie erano inesatte. Il 1º luglio l’Afrika Korps incontrò mezzi corazzati a nord e reparti neozelandesi a sud, mentre la 90ª Divisione leggera fu arrestata davanti al caposaldo di El Alamein.

A Deir el Sheyn, la 18ª Brigata indiana, sostenuta da nove Matilda, impegnò i tedeschi per otto ore. La sua resistenza costò all’Afrika Korps tempo e 18 carri. Fra le divisioni dell’Asse, soltanto la Littorio raggiunse il primo obiettivo assegnato, quota 115.

Il 2 luglio gli attacchi non produssero il risultato sperato. La 90ª leggera avanzò poco, sotto un intenso fuoco, e le divisioni corazzate tedesche persero altri mezzi. Anche Ariete e Littorio subirono incursioni aeree. Nei giorni seguenti Auchinleck cercò di prendere l’iniziativa, ma difficoltà di comunicazione e coordinamento limitarono l’esecuzione dei suoi piani.

Il 7º bersaglieri e la crisi di Tel el Eisa

Il 10 luglio l’offensiva britannica investì Tel el Eisa, nel settore settentrionale. Gli attaccanti catturarono più di mille uomini. Per contenere l’apertura prodotta nello schieramento dell’Asse furono mandati rinforzi appartenenti al 7º Reggimento bersaglieri.

È questo il passaggio che documenta direttamente l’impiego dei bersaglieri durante la battaglia. Il testo non specifica quanti uomini furono inviati, quali battaglioni parteciparono all’intervento o quali perdite subirono. Non consente quindi di attribuire al solo reggimento l’esito dei combattimenti in quel settore.

La situazione coinvolgeva anche la Divisione Sabratha, duramente colpita. Il suo 85º Reggimento fanteria, agli ordini del colonnello Erminio Angelozzi, occupava la stazione ferroviaria. Nella successiva giornata del 15 luglio, lo stesso reparto contrastò l’attacco australiano a Tel el Eisa.

L’ordine di battaglia riportato nella fonte colloca inoltre il 7º bersaglieri nel X Corpo d’armata italiano e gli attribuisce i battaglioni autotrasportati XXVIII e LVII. Sono indicazioni diverse da quelle riferite all’ingresso a Marsa Matruh, dove compaiono X e XI battaglione. Il testo non spiega questa differenza, che va mantenuta senza proporre ricostruzioni non documentate.

Gli ultimi combattimenti e l’arresto dell’avanzata

A metà luglio la lotta proseguì attorno a Ruweisat, coinvolgendo, fra gli altri, neozelandesi, reparti della Brescia e della Pavia e unità corazzate tedesche. Il 22 luglio nuovi attacchi britannici incontrarono campi minati, difese anticarro e contrattacchi. Le perdite furono pesanti. La Sabratha risultò tanto indebolita da essere ufficialmente sciolta il 25 luglio.

Tra il 26 e il 27 luglio un ulteriore tentativo australiano fu respinto dai reparti del 61º Reggimento fanteria della Trento. Anche l’8ª Armata era ormai esausta. Per il 31 luglio Auchinleck dispose la cessazione dell’offensiva e il consolidamento delle posizioni, temendo un grande contrattacco.

La prima battaglia di El Alamein si concluse dunque in una situazione di stallo. L’obiettivo immediato britannico era però raggiunto: la marcia dell’Asse verso Alessandria era stata fermata. In questo quadro, il contributo documentato del 7º bersaglieri resta legato soprattutto ai rinforzi inviati nel momento di crisi a Tel el Eisa, dopo la precedente azione a Marsa Matruh.

Bibliografia e fonti

Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.

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