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Quinto Ghermandi, lo scultore bersagliere

La scultura Wijds gebaar (1969) di Quinto Ghermandi
«Wijds gebaar» (1969), scultura di Quinto Ghermandi. Fotografia di Funkyxian.Foto: Funkyxian · Wikimedia Commons · CC BY-SA 4.0 · fonte

Quinto Ghermandi, uno dei più importanti scultori italiani del Novecento, combatté come bersagliere in Albania, Grecia e Africa e fu fatto prigioniero a El Alamein.

Quinto Ghermandi nacque a Crevalcore, in provincia di Bologna, nel 1916. Studiò al liceo artistico e poi all’Accademia di belle arti di Bologna, ma la sua giovinezza fu travolta dalla guerra.

All’entrata in guerra dell’Italia si arruolò come bersagliere e combatté su tre fronti: in Albania, in Grecia e in Africa settentrionale. Nel 1942, a El Alamein, fu fatto prigioniero dagli inglesi e rimase in prigionia fino alla fine del conflitto.

Tornato in Italia, si dedicò alla caricatura e soprattutto alla scultura, diventando una delle figure maggiori dell’arte italiana del secondo Novecento. Dal 1950 espose alla Biennale di Venezia; fra le sue opere più note c’è il Monumento al Marinaio d’Italia a Taranto.

Nella sua storia personale, la giovinezza da bersagliere e gli anni di prigionia rimasero un capitolo decisivo, come ricorda il Dizionario Biografico degli Italiani della Treccani.

Fonti principali: Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, voce «Quinto Ghermandi».

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