1861-1943: il 5º Reggimento bersaglieri, dalle origini alla fine in Tunisia
Nato nel 1861, il 5º Reggimento bersaglieri attraversò le guerre d’indipendenza e i due conflitti mondiali. La sua vicenda terminò in Tunisia; le tradizioni passarono al 14º Battaglione.
1861: un comando prima del reggimento
La storia del 5º Reggimento bersaglieri cominciò con un organismo incaricato di amministrare i reparti e curarne la disciplina. I decreti emanati da Vittorio Emanuele II il 24 gennaio 1861 stabilirono una nuova organizzazione dell’Armata. In questo quadro, il 16 aprile nacque a Cuneo il comando bersaglieri destinato al V Corpo d’Armata.
Il comando si trasferì subito a Livorno. Soltanto il 31 dicembre ricevette il nome di 5º Reggimento bersaglieri. Ne dipendevano i battaglioni XIV, XXII, XXIV e XXIX. Alcune di queste unità avevano già partecipato alla campagna del 1860-61 nell’Italia centrale e meridionale.
Negli anni seguenti l’organico cambiò più volte. Nel 1865 arrivarono il XXIII battaglione, proveniente dal 4º Reggimento disciolto, e il nuovo XXXIV. Si aggiunsero poi il XLV e, per pochi mesi del 1866, il L. Il reggimento partecipò alla terza guerra d’indipendenza; tra i fatti d’arme ricordati compare Ponte di Versa.
Per la presa di Roma del 1870, il riferimento indica i battaglioni XVI, XXXVI, XXXIV e XXXV. Questi reparti passarono al nuovo 10º Reggimento il 1º gennaio 1871. Il 5º assunse allora una funzione operativa, con i battaglioni XIV, XXII, XXIV e XXXIX, temporaneamente contrassegnati dai numeri da I a IV. Dopo lo scioglimento del quarto, i tre rimasti recuperarono nel 1886 la numerazione precedente.
Dalle spedizioni coloniali alla guerra del 1915-1918
La partecipazione alle campagne oltremare ebbe forme diverse. Per l’Eritrea, nel 1895-96, il reggimento contribuì alla formazione di altri battaglioni con 17 ufficiali e 451 soldati. Nel 1900-01 la 7ª compagnia prese parte alla spedizione internazionale in Cina. Per la campagna libica del 1911-12 furono forniti a reparti e servizi mobilitati 5 ufficiali e 431 soldati. Questi dati descrivono contributi di uomini e singole unità, non sempre l’impiego dell’intero reggimento.
Il 1º ottobre 1910 era entrato nell’organico anche il V battaglione ciclisti. Durante la guerra del 1915-1918, però, questo reparto operò autonomamente. Ricevette una medaglia d’argento al valore militare per gli scontri alla quota 144, a est di Monfalcone, e una di bronzo per la difesa del Monte Melago.
All’inizio delle ostilità il 5º costituì il LXXII reparto d’assalto bersaglieri e il XLVII battaglione autonomo. Poiché il XXII era ancora impegnato in Libia, il suo posto fu preso dal XLVI, inizialmente denominato XXII bis fino al dicembre 1915.
Il percorso di guerra toccò l’Isonzo, l’area di Asiago e il Carso, quindi posizioni come Monte Gallio, Monte Sisemol e Monte Valbella. Per gran parte del conflitto il reggimento dipese da divisioni di fanteria. Dal 1º marzo 1918 fu invece riunito al 19º Reggimento nella V Brigata bersaglieri. Fra gli impegni conclusivi figura Sernaglia.
Il dopoguerra e la motorizzazione
Dopo il conflitto, il 5º rimase in Venezia Giulia fino al trasferimento a Mantova del 20 maggio 1920. In luglio tornò al confine orientale con il solo XXIV battaglione: il XLVI era stato sciolto e il XIV era rimasto in sede. Ricevuti l’VIII e il XII battaglione, provenienti dal 7º e dall’8º Reggimento, formò con l’11º una brigata provvisoria incaricata della sorveglianza della linea d’armistizio.
Restituiti i due battaglioni, il 5 febbraio 1921 raggiunse Imperia. Seguirono altre modifiche, fino alla trasformazione in reggimento ciclisti nel luglio 1924. In quell’occasione il XXIV cambiò numero, diventando XXII. L’ordinamento del 1926 confermò un comando, i battaglioni XIV e XXII e un deposito.
La successiva trasformazione riguardò i mezzi e l’impiego dei reparti. Nel marzo 1936 il XIV divenne motomitraglieri e il XXII autoportato. Il reggimento fu assegnato alla I Brigata motomeccanizzata, divenuta corazzata nel 1937. Nel luglio di quell’anno comprendeva anche motociclisti, due compagnie controcarri con pezzi da 47/32 trasportati su autocarri e un autoreparto.
1939-1943: dai Balcani alla Tunisia
Il XIV battaglione approdò a Durazzo il 7 aprile 1939. Dal 20 aprile il reggimento entrò nella Divisione corazzata Centauro. Il 28 ottobre 1940 si riunì al XIV e partecipò al tentativo d’invasione della Grecia, combattendo fra l’altro a Ponte Perati, Daliana, Delvinaki e Borgo Tellini. Nel 1941 fu impegnato anche sul fronte albanese-iugoslavo e nuovamente in Grecia.
Dopo un’ulteriore riorganizzazione nel settembre 1941, il reparto fu destinato all’Africa settentrionale nel dicembre 1942. Partecipò agli scontri dei passi di Kasserine e Hamura, tenne per due settimane le posizioni di El Guettar ed El Mareth e affrontò combattimenti ravvicinati nel settore di Kairouan. Il 30 aprile 1943 contava ormai 500 uomini. A sud-ovest di Tebessa morì il comandante, colonnello Bonfatti.
Il 5º, il 10º Reggimento bersaglieri e il battaglione Bafile del San Marco continuarono a combattere alle dipendenze della V Armata tedesca, fino a consumare le munizioni. La resa dei superstiti a Capo Bon, alle 18 del 13 maggio 1943, segnò la conclusione della vicenda del reggimento.
Il maggiore Mario Romagnoli, ultimo comandante dei resti del 5º e del 10º, raccontò di avere riunito circa 600 uomini dei due reggimenti. Secondo la sua testimonianza, trattò le condizioni della resa, distribuì agli ufficiali frammenti della bandiera e fece distruggere le armi. I bersaglieri raggiunsero poi il campo di Mateur mantenendo l’organizzazione della colonna.
La continuità delle tradizioni
Il 15 aprile 1977 nacque ad Albenga il 14º Battaglione bersaglieri Sernaglia, al quale furono affidate bandiera e tradizioni del 5º. Il battaglione addestrava personale destinato alle divisioni corazzate Ariete e Centauro.
La sua soppressione avvenne il 30 dicembre 1989. Dal 20 dicembre dello stesso anno la bandiera è custodita a Roma, nel Sacrario delle bandiere del Vittoriano: il legame materiale fra la storia del reggimento e quella del battaglione che ne raccolse l’eredità.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
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