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Piume Baciatemi

I Bersaglieri sul Don, 1942-1943: la Divisione Celere nella disfatta dell’ARMIR

Voronezh Front. Column of Axis prisoners of war: Germans, Italians, Hungarians
Voronezh Front. Column of Axis prisoners of war: Germans, Italians, Hungarians. Autore: Леонид Великжанин — licenza Public domain, Wikimedia Commons.Foto: Леонид Великжанин · Wikimedia Commons · Public domain · fonte

I reparti bersaglieri della Divisione Celere nel quadro della battaglia del Don: lo schieramento, il crollo di dicembre e le conseguenze della sconfitta italiana.

Un fronte troppo ampio da difendere

Per la storiografia italiana, la seconda battaglia difensiva del Don comprende gli scontri affrontati dall’8ª Armata tra l’11 dicembre 1942 e il 31 gennaio 1943. Fu una sconfitta che portò alla ritirata delle forze italiane, con gravissime perdite umane e materiali. Anche i Bersaglieri erano presenti nello schieramento, soprattutto nelle unità della Divisione Celere.

La ricostruzione internazionale distingue generalmente due offensive sovietiche. Piccolo Saturno, tra il 16 e il 31 dicembre 1942, travolse tre corpi d’armata italiani su quattro. L’offensiva Ostrogorzk-Rossoš, dal 12 al 31 gennaio 1943, investì invece il Corpo alpino. Questa distinzione aiuta a comprendere una battaglia che non colpì nello stesso momento tutti i settori dell’ARMIR.

L’8ª Armata, comandata da Italo Gariboldi, era stata costituita ufficialmente il 9 luglio 1942, ampliando il precedente corpo di spedizione italiano. Il potenziamento rispondeva alle ambizioni di prestigio di Mussolini e alle richieste di Hitler, che cercava un maggiore contributo degli alleati dopo il fallimento dell’operazione Barbarossa.

Alle truppe italiane fu assegnata la difesa lungo il Don, sul fianco sinistro del Gruppo d’armate B. La battaglia combattuta tra il 20 agosto e il 1º settembre aveva già mostrato la fragilità delle posizioni. In seguito, il disastro dell’Asse a Stalingrado comportò il trasferimento verso sud di molti rinforzi tedeschi. L’ARMIR rimase così a presidiare 230 chilometri, disponendo di poche riserve mobili.

La Celere e i suoi reparti bersaglieri

La 3ª Divisione Celere, intitolata al Principe Amedeo Duca d’Aosta, aveva combattuto dal 31 luglio a Serafimovič contro una penetrazione sovietica. Nell’ordine di battaglia dell’11 dicembre risultava guidata dal generale Ettore De Blasi e inserita nel XXIX Corpo d’armata tedesco, agli ordini di Hans von Obstfelder. Nello stesso corpo figuravano anche le divisioni Torino e Sforzesca.

La presenza bersaglieresca nella Celere era consistente. Ne facevano parte il 3º e il 6º Reggimento bersaglieri, insieme al XLVII Battaglione di bersaglieri motociclisti. L’elenco comprende inoltre il reparto indicato come LXVII/18º Reggimento bersaglieri corazzato, equipaggiato con carri L6/40.

Accanto a queste unità erano schierati il 120º Reggimento di artiglieria motorizzata, il XIII Gruppo con semoventi da 47/32 e la Legione Croata. È questo il quadro documentato della formazione nella quale operavano i Bersaglieri alla vigilia dell’offensiva.

Occorre però distinguere la presenza dei reparti dal racconto delle loro azioni. La fonte consultata elenca le unità bersagliere, ma non descrive separatamente i combattimenti del 3º e del 6º Reggimento, né quelli dei motociclisti e del reparto corazzato. Non offre nemmeno cifre specifiche sulle loro perdite. La loro vicenda può quindi essere inquadrata nella sorte della Celere e del suo corpo d’armata, senza attribuire ai singoli reparti episodi non documentati.

Dicembre: lo sfondamento e la ritirata

Gli attacchi preliminari sovietici iniziarono l’11 dicembre, indebolendo le difese e consumando le scarse riserve italiane. Il 16 dicembre l’offensiva principale investì le divisioni Cosseria e Ravenna, nel settore del II Corpo d’armata, e la Pasubio.

Nei primi due giorni le posizioni italiane opposero una forte resistenza e gli attaccanti subirono perdite pesanti. Dalla sera del 17 dicembre, tuttavia, il dispositivo cominciò a cedere. L’appoggio dei reparti controcarro tedeschi non bastò a fermare le formazioni corazzate sovietiche, che penetrarono nelle retrovie e tagliarono fuori vaste porzioni della fanteria italiana, poco mobile.

Dal 19 dicembre le divisioni del II, del XXIX e del XXXV Corpo d’armata avviarono il ripiegamento per sottrarsi all’accerchiamento. Il XXIX era il corpo cui apparteneva la Celere con i suoi Bersaglieri. La ritirata si svolse fra freddo estremo, disordine e continui attacchi.

Arbuzovka, Verchne Cirskaja, Kantemirovka, Kalmikov e Čertkovo furono luoghi di gravi perdite. Alla fine dell’anno, i superstiti dei tre corpi, raccolti in due colonne, raggiunsero lo schieramento tedesco. Avevano abbandonato gran parte dei materiali e delle armi pesanti e non erano più in condizioni di combattere. Per questa fase il testo riporta 43.000 perdite definitive e 19.300 casi di congelamento: dati complessivi, non riferibili ai soli Bersaglieri.

Gennaio e le conseguenze della sconfitta

Il Corpo alpino era rimasto sul Don dopo il crollo di dicembre. Il 12 gennaio 1943 una nuova offensiva sovietica spezzò le difese ai suoi fianchi, presidiate dalla 2ª Armata ungherese e dal 24º Panzerkorps tedesco. Il ripiegamento degli alpini cominciò il 17 gennaio, quando l’aggiramento era già avvenuto.

Il 26 gennaio i resti della Tridentina, guidati da Luigi Reverberi, superarono a Nikolaevka l’ultimo blocco sovietico. Il giorno seguente le altre due divisioni alpine e la Vicenza furono costrette ad arrendersi a Valujki. Questa seconda fase provocò oltre 35.000 perdite definitive e 10.000 congelamenti.

Il comando dell’8ª Armata cessò di operare il 31 gennaio. Le unità superstiti, quasi senza armi, furono concentrate nella zona di Gomel’. I rientri cominciarono ai primi di marzo, su treni disagevoli e con viveri insufficienti. Ad aprile venne ritirato anche il II Corpo d’armata, che inizialmente si era pensato di riequipaggiare e lasciare in Russia.

La disfatta indebolì le forze armate italiane e aggravò i contrasti con l’alleato tedesco. In patria, malgrado i tentativi del regime di ridimensionare il disastro, le notizie alimentarono l’angoscia delle famiglie. Per ricordare i Bersaglieri coinvolti, il punto fermo resta la loro presenza nella Celere: una storia da collocare nella tragedia dell’ARMIR, rispettando ciò che è documentato e ciò che il testo non permette di ricostruire.

Bibliografia e fonti

Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.

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