Il 2º Reggimento bersaglieri dal 1861 al 2002: dalle origini alle missioni all’estero
La storia del 2º Reggimento bersaglieri, dalle radici risorgimentali alle guerre mondiali, fino al battaglione «Governolo» e agli impegni in Libano e Somalia.
La nascita del reggimento e le radici risorgimentali
La storia del 2º Reggimento bersaglieri attraversa quella del Regio Esercito e dell’Esercito italiano. Legnano fu la sua ultima sede, ma le origini portano a Como: qui si trovava il comando dei bersaglieri del 2º Corpo d’armata dal quale nacque il reggimento, il 31 dicembre 1861.
La nuova unità accolse il II battaglione, formato nel 1848. Ne faceva parte la 2ª Compagnia antica, già impegnata nella prima guerra d’indipendenza, durante la quale aveva ottenuto tre medaglie di bronzo per valore militare. La compagnia aveva partecipato anche alla spedizione in Crimea del 1855; una quarta medaglia di bronzo si aggiunse durante le guerre d’indipendenza.
Alla fine dell’Ottocento e nei primi anni del Novecento il reggimento fu coinvolto nelle campagne coloniali italiane. Il suo contributo comprese la formazione di quattro battaglioni per la guerra in Eritrea del 1895 e la partecipazione alla campagna libica del 1911.
La Grande Guerra: montagne, Isonzo e ritirata
Nel 1915 il reggimento aveva sede a Roma. Poiché il II battaglione si trovava in Libia, venne costituito un reparto sostitutivo, chiamato II bis. Con esso figuravano il IV, il XVII e il II battaglione ciclisti. Le partenze da Roma iniziarono il 31 marzo; all’apertura delle ostilità il grosso era raccolto nella conca di Gosaldo. I ciclisti raggiunsero invece Bassano Veneto il 1º giugno.
Il 24 maggio i bersaglieri entrarono a Mis e Sagron, proseguendo verso il passo di Cereda. Seguirono occupazioni di posizioni e lavori difensivi. In agosto il IV battaglione conquistò la ridotta austriaca di quota 1823 e, il giorno 25, il Monte Maronia. Il reggimento contribuì poi alle operazioni attorno al Monte Coston, il cui presidio austriaco si arrese il 22 settembre.
Nel gennaio 1916 il II bis cambiò numero, diventando LIII. Dopo le perdite provocate dalle valanghe in marzo, il reggimento lasciò il Trentino per il fronte della 2ª Armata. Al Ravnilaz, il 28 aprile, gli uomini del LIII respinsero un attacco seguito a un intenso bombardamento. Il IV intervenne invece sul Monte Cukla, il 10 maggio, a sostegno degli alpini.
La ritirata seguita a Caporetto segnò una grave frattura. Il 25 ottobre 1917, davanti a Ternova, il ponte in fiamme consentì il passaggio soltanto al comando e a una compagnia del IV. Circa due battaglioni e mezzo, senza una via d’uscita, furono catturati dopo aver combattuto. I superstiti continuarono il ripiegamento; alcuni confluirono in un battaglione provvisorio con uomini del 9º bersaglieri, impegnato nella difesa della testa di ponte del Meduna.
Ricostruiti i tre battaglioni a San Pietro di Morubio, il reggimento affrontò nuovamente al completo l’ultimo anno del conflitto. Il II ciclisti ricevette una medaglia d’argento per valore militare per le azioni a Oslavia, sul Nad Logem e sul Monte Santo. In Libia, intanto, il II battaglione aveva subito pesanti perdite nella colonna Miani, perdendo il comandante e i tre comandanti di compagnia. Ricostituito a Misurata, dal settembre 1916 rimase presso Tripoli.
Dal riordinamento alla campagna greco-albanese
Nel 1924 il reggimento fu trasformato interamente in unità ciclisti. Due anni dopo venne organizzato su comando, deposito e battaglioni II e IV. Partecipò alla campagna d’Etiopia nel 1935 e all’occupazione dell’Albania nel 1939. Rientrato in Italia, fu riordinato a fine ottobre sui battaglioni II, IV e XVII.
Nel novembre 1940, dopo un precedente impiego alla frontiera orientale, ricevette l’ordine di raggiungere il fronte greco-albanese. Il progetto di uno sbarco a Prevesa venne abbandonato: i bersaglieri partirono da Brindisi e sbarcarono a Valona. Furono presto destinati a proteggere il ripiegamento delle forze italiane, sostenendo scontri contro un avversario numericamente superiore.
Il reggimento coprì i movimenti delle divisioni Centauro e Modena. Il IV battaglione combatté alla stretta di Amistà, mentre i reparti superstiti raggiunsero il settore di Tepelenë. Il 2 dicembre, sul costone di Zervat, il capitano Sterini guidò 120 uomini rimasti di tre compagnie per mettere al sicuro le batterie della Centauro: l’azione costò 6 morti e 40 feriti.
La permanenza in Val Vojussa ridusse il reparto a poche centinaia di uomini. Anche il tentativo di riconquistare quota 1.308 del Mali Trebescines, nel gennaio 1941, fallì con gravi perdite. Alla conclusione della campagna, il 23 aprile, restava il 13,4% della forza reggimentale.
Seguirono compiti di presidio e controguerriglia nei Balcani. L’armistizio dell’8 settembre 1943 trovò i battaglioni separati. Molti bersaglieri raggiunsero i partigiani greci a Eubea; il comando e il XVII furono trasferiti in Germania. Il colonnello Reggianini divise la bandiera in dieci parti, affidandole a dieci ufficiali per sottrarla alla cattura.
Il Governolo, i soccorsi e le missioni
Nel 1961 il IX battaglione del 4º Reggimento fanteria corazzato assunse il numero II. Con la ristrutturazione del 1975 divenne il 2º Battaglione bersaglieri «Governolo», autonomo, a Legnano. Inserito nella brigata meccanizzata Legnano, ricevette bandiera e tradizioni del reggimento.
Tra novembre e dicembre 1980 fu tra i primi reparti a soccorrere i terremotati dell’Irpinia. Nell’agosto 1982 partì per Beirut sotto il comando di Bruno Tosetti. In quindici giorni i volontari di leva accompagnarono migliaia di palestinesi verso Damasco, attraversando le linee israeliane. Dopo un breve rientro, tornarono in Libano a settembre, in seguito ai massacri di Sabra e Shatila. Il ritorno definitivo avvenne nel marzo 1983.
Ricostituito nel 1992, il reggimento partecipò alla missione in Somalia dal 30 giugno all’8 ottobre 1993. Passò alla brigata Centauro nel 1996. Nel 2002, durante la disattivazione della brigata, fu prima affiancato alle Voloire per i servizi e poi sciolto. La sua bandiera è custodita a Roma, nel Sacrario delle bandiere del Vittoriano.
Bibliografia e fonti
Testo originale della redazione di Piume Baciatemi, riscritto consultando la voce di Wikipedia indicata qui sotto (contenuti con licenza CC BY-SA 4.0). Per i dettagli e le fonti primarie si rimanda alle note della voce.
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